La riorganizzazione delle aziende del sistema Mose potrebbe arrivare a una svolta che mette d’accordo istituzioni, imprese e lavoratori. Nel tavolo tecnico riunito ieri a Veneto Lavoro, la Regione ha dichiarato di lavorare a una soluzione industriale che garantisca la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e mantenga nel territorio veneziano le competenze maturate con la realizzazione della barriera di protezione della laguna. Il perno dell’ipotesi è la continuità del Consorzio Venezia Nuova, evitando la sua liquidazione.
Il tavolo e i partecipanti
L’incontro, coordinato da Giuliano Bascetta dell’Unità di crisi aziendali, ha visto seduti insieme la Direzione Lavoro della Regione, il Comune di Venezia, l’Autorità per la Laguna, le società Comar e Thetis, il Consorzio Venezia Nuova e le imprese consorziate di primo livello Kostruttiva, Intercantieri, Consorzio Costruttori Veneti San Marco e Consorzio Costruzioni Ambiente Restauri e Manutenzioni Venezia, oltre ai sindacati Cgil, Cisl e Uil e ai rappresentanti dei lavoratori.
La proposta di Ance e Legacoop
La novità è la richiesta formale di Ance Venezia e Legacoop Veneto, a nome delle imprese consorziate: con una lettera ai ministeri competenti, i presidenti Giovanni Salmistrari e Devis Rizzo chiedono di revocare il decreto di nomina del commissario liquidatore del Consorzio e di non disporne la liquidazione. Il Cvn, in liquidazione dal 2020 e salvato nel 2022 con il compito di completare i lavori del Mose, potrebbe così proseguire l’attività consortile nella manutenzione dell’opera e partecipare alle gare future, dopo la scadenza del 31 dicembre 2028.
Il nodo occupazionale
Secondo le ricostruzioni, la transizione dal sistema Cvn, Thetis e Comar verso l’Autorità per la Laguna rischia di lasciare in esubero qualche decina di lavoratori su circa 200 complessivi. In un incontro precedente, un mese prima, le ipotesi allo studio avevano già consentito di ridurre di circa dieci unità le eccedenze rispetto a quanto prospettato ad agosto. Ora la continuità del Consorzio consentirebbe, nelle intenzioni dei proponenti, di assorbire tutto il personale considerato in esubero, oltre che di completare i lavori ancora previsti e di acquisire nuove commesse.
La posizione della Regione
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci ha parlato di convergenza verso una soluzione industriale e ha sostenuto che il piano, realizzando l’obiettivo di zero esuberi dichiarato nei tavoli precedenti, mette tutti d’accordo e, senza gravare ulteriormente sulla finanza pubblica, tratterrebbe sul territorio importanti competenze tecniche e industriali. Bitonci ha però precisato che spetterà al Ministero delle Infrastrutture definire e realizzare in tempi utili la modifica normativa necessaria, perché la liquidazione del Consorzio è prevista dalla legge.
Le condizioni delle imprese e i nodi aperti
Secondo la ricostruzione di alcuni osservatori, in cambio dell’assorbimento dei lavoratori le imprese consorziate chiedono di avere un ruolo nella futura manutenzione dell’opera. È uno dei punti che richiederà attenzione, perché riguarda le regole di affidamento e il rispetto della concorrenza: sulle gare e sui concorsi il confronto resta aperto. Il prossimo incontro del tavolo è fissato per il 4 novembre.
Perché il Mose conta per tutto il Veneto
Il Mose è l’infrastruttura che protegge Venezia e la laguna dalle acque alte e, per mettere in sicurezza le competenze di ingegneria, manutenzione e gestione maturate in oltre un decennio, il territorio non può permettersi dispersioni. Il tema occupazionale si intreccia con la necessità di garantire la funzionalità dell’opera nel lungo periodo, in una stagione in cui gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti.






















