La posizione italiana sull’Ucraina, le tensioni internazionali, il costo dell’energia e il futuro delle politiche europee sono stati al centro delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle Camere, in vista del Consiglio europeo di oggi 15 e domani 16 ottobre 2026. La premier ha definito «molto rischiosa» l’intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente statunitense Donald Trump, sostenendo che potrebbe indebolire la pressione internazionale su Mosca e garantire nuove risorse alla Russia.
Le comunicazioni si sono concluse con l’approvazione di due risoluzioni della maggioranza al Senato e alla Camera. Sul tavolo europeo figurano il sostegno a Kiev, la sicurezza, la situazione in Medio Oriente, la libertà di navigazione e il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione.
Gasolio russo, Meloni: «I rischi sono chiari»
Nel suo intervento al Senato, Meloni ha contestato l’efficacia dell’intesa annunciata da Trump, osservando che l’aumento dei prezzi dei carburanti sarebbe legato soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina.
Secondo la presidente del Consiglio, un accordo che favorisca le entrate russe rischierebbe di contraddire gli sforzi compiuti finora dai Paesi occidentali per indurre Vladimir Putin ad avviare un negoziato. La premier ha individuato tre criticità: il possibile riconoscimento politico di Mosca, nuove risorse economiche utilizzabili per sostenere la guerra e un indebolimento della leva delle sanzioni.
La dichiarazione segna una presa di posizione netta nei confronti dell’iniziativa statunitense, pur nel quadro di una relazione transatlantica che il governo italiano considera rilevante per la sicurezza internazionale.
Zelensky ringrazia Meloni, la replica di Mosca
Le parole della premier hanno suscitato reazioni contrapposte. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato Meloni per il sostegno e per quella che ha definito una posizione chiara e inequivocabile. Nel suo messaggio ha collegato la possibilità di una pace duratura alla difesa della sicurezza ucraina e agli sforzi congiunti dei partner internazionali.
Di segno opposto la risposta della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Commentando le critiche della presidente del Consiglio all’intesa sul gasolio, ha liquidato la questione sostenendo che l’accordo non riguarderebbe Meloni.
Il confronto riflette le differenti valutazioni sul rapporto tra commercio energetico, sanzioni economiche e possibilità di arrivare a una soluzione diplomatica della guerra in Ucraina.
Ucraina, l’Italia chiede una voce comune dell’Europa
Nel capitolo dedicato alla guerra, Meloni ha ribadito la linea del governo: sostegno a Kiev, pressione su Mosca e ricerca di una pace che rispetti la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
La premier ha sostenuto che la resistenza ucraina e l’appoggio occidentale abbiano impedito alla Russia di ottenere risultati territoriali decisivi. Ha quindi invitato l’Unione europea a svolgere un ruolo più incisivo nel processo diplomatico.
In particolare, ha chiesto ai Ventisette di individuare una figura autorevole, dotata di un mandato condiviso, che possa rappresentare la posizione europea al tavolo negoziale. Meloni ha richiamato anche il formato E3, composto da Francia, Germania e Regno Unito, osservando che eventuali iniziative di questi Paesi dovrebbero inserirsi in un quadro riconosciuto da tutti gli Stati membri.
L’obiettivo dichiarato è evitare che l’Europa resti ai margini delle trattative e assicurare che la sua posizione venga rappresentata in modo unitario.
Difesa e sicurezza: «Le risorse aggiuntive non sono tolte a sanità e scuola»
Un altro passaggio centrale del discorso ha riguardato la maggiore flessibilità europea per le spese destinate alla difesa e alla sicurezza.
Meloni ha respinto le critiche secondo cui l’aumento delle risorse militari comporterebbe necessariamente una riduzione dei finanziamenti per sanità, istruzione e servizi essenziali. Nella sua ricostruzione, si tratta di margini di spesa aggiuntivi rispetto a quelli consentiti dai parametri europei, che non potrebbero essere automaticamente destinati ad altri capitoli di bilancio.
La presidente del Consiglio ha inoltre contestato le accuse rivolte al governo, richiamando precedenti decisioni di aumento delle spese militari adottate durante la pandemia anche da esponenti politici oggi all’opposizione.
Il tema resta legato al più ampio confronto europeo sulla necessità di rafforzare le capacità di difesa, mantenendo al tempo stesso sostenibilità finanziaria e tutela delle politiche pubbliche.
Medio Oriente, Libano e missione Aspides
Il Consiglio europeo affronterà anche gli sviluppi in Medio Oriente. Meloni ha espresso l’auspicio di una pace stabile tra Israele e Libano, dichiarando la disponibilità dell’Italia a ospitare nuove tornate negoziali.
La premier ha prospettato inoltre un’iniziativa franco-italiana per il periodo successivo alla missione Unifil, con l’obiettivo di rafforzare le capacità delle forze armate libanesi e favorire l’esercizio della sovranità del Libano sull’intero territorio nazionale.
Sul fronte della sicurezza marittima, Meloni ha chiesto un rafforzamento della missione europea Aspides, guidata dall’Italia, sostenendo che siano necessari più mezzi navali. La libertà di navigazione nello stretto di Hormuz e nello stretto di Bab el-Mandeb è stata indicata come una questione di interesse vitale per l’Europa, anche per le ripercussioni sulle rotte commerciali e sui costi energetici.
Bilancio Ue e Next Generation EU: «Un accordo solo se giusto per l’Italia»
Tra i dossier più delicati figura il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea. Meloni ha dichiarato che l’Italia non è contraria all’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, ma ha avvertito che la scadenza temporale non dovrà prevalere sulla qualità del risultato.
Il governo intende inoltre discutere le nuove risorse proprie proposte dalla Commissione europea, esprimendo riserve sulle ipotesi che possano tradursi in un maggiore peso fiscale. La linea indicata dalla premier è quella di limitare, per quanto possibile, gli oneri sui bilanci nazionali e di valutare un rimborso più graduale del debito legato a Next Generation EU.
Secondo Meloni, la restituzione delle risorse europee non dovrebbe comprimere gli investimenti nelle altre politiche dell’Unione proprio in una fase in cui occorre finanziare nuove priorità strategiche.
Senato e Camera approvano le risoluzioni della maggioranza
Al Senato sono state approvate due risoluzioni sulle comunicazioni della presidente del Consiglio. La prima, dedicata ai diversi temi del Consiglio europeo, ha ottenuto 104 voti favorevoli, 61 contrari e 4 astensioni. La seconda, focalizzata sull’Ucraina, ha raccolto 108 voti favorevoli, un contrario e 2 astensioni.
Le opposizioni non hanno partecipato al voto, contestando la scelta di procedere con due documenti distinti e chiedendo che gli impegni relativi a Kiev fossero ricompresi nella prima risoluzione. Di conseguenza, gli altri cinque documenti presentati separatamente dai gruppi di opposizione sono risultati preclusi.
Anche alla Camera sono passate le due risoluzioni della maggioranza. Quella relativa all’Ucraina è stata approvata con 186 voti favorevoli e nessun voto contrario, senza la partecipazione delle opposizioni.
Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: i dossier sul tavolo
Le comunicazioni parlamentari delineano un’agenda europea che intreccia politica estera, sicurezza ed economia. Oltre alla guerra in Ucraina e agli sviluppi in Medio Oriente, i leader saranno chiamati ad affrontare competitività, costo dell’energia, difesa comune e futuro quadro finanziario pluriennale.
La posizione italiana punta a una maggiore capacità di iniziativa dell’Unione nei negoziati internazionali, a una tutela degli interessi economici nazionali e a un rafforzamento della sicurezza europea.
Il confronto dei prossimi giorni dovrà verificare quanto queste priorità potranno tradursi in decisioni condivise tra i Ventisette, in un contesto segnato da conflitti, tensioni sulle rotte commerciali e divergenze sulle strategie per arrivare alla pace.






















