Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza a livello regionale, anche il Consiglio dei ministri ha ufficialmente riconosciuto lo stato di emergenza nazionale per il Veneto a causa della grave crisi idrica che sta colpendo l’intero territorio. Il provvedimento, della durata di dodici mesi, stanzia 3 milioni e 550mila euro dal Fondo per le emergenze nazionali per fronteggiare le conseguenze della siccità.
Un’estate senza precedenti secondo la Regione
Secondo i dati diffusi dall’assessore regionale all’Ambiente, la prima parte dell’estate 2026 risulta la più calda mai registrata dal 1992, anno da cui sono disponibili rilevazioni omogenee e costanti, ed è al tempo stesso una delle meno piovose. È proprio la combinazione tra temperature eccezionalmente elevate e scarsità di precipitazioni ad aver determinato la grave crisi idrica che il Veneto si trova ad affrontare in queste settimane.
La situazione critica in Lessinia
Nella provincia di Verona, la condizione più critica si registra nella Lessinia orientale, dove Coldiretti segnala una carenza idrica che, in diversi comuni, avrebbe già superato i livelli critici raggiunti nella storica estate del 2003. Non piove in maniera significativa dallo scorso maggio: i pascoli appaiono completamente ingialliti, il primo taglio di fieno ha prodotto quantità molto inferiori alle attese e il secondo raccolto è ormai considerato compromesso.
L’utilizzo dei fondi stanziati
Le risorse messe a disposizione dal Governo saranno destinate agli interventi più urgenti: dalla gestione delle autobotti per l’approvvigionamento idrico alle operazioni straordinarie di pulizia dei corsi d’acqua per favorire il deflusso, fino a tutte le azioni necessarie a garantire la continuità dell’erogazione idrico-potabile nelle aree più colpite dalla siccità.
Le richieste del mondo agricolo
Per il presidente di Coldiretti Verona, la dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente: occorre, secondo l’associazione, accelerare la realizzazione di nuovi invasi e l’ammodernamento delle reti irrigue, infrastrutture ritenute indispensabili per rendere il territorio più resiliente di fronte a fenomeni climatici sempre più frequenti e intensi. Anche Coldiretti Veneto ha chiesto investimenti strutturali sulla gestione delle risorse idriche, in particolare lungo il bacino del fiume Po, segnalando il crescente rischio di risalita del cuneo salino nelle zone costiere.






















