Il ghiacciaio della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, sta vivendo una fase di fusione avanzata a causa dell’estate torrida e povera di precipitazioni che sta interessando l’intero arco alpino. Fiumi d’acqua che scorrono tra le spaccature del ghiaccio, un perimetro sempre più ridotto e una tonalità grigiastra della superficie sono i segni inequivocabili, visibili a occhio nudo, di una lenta e inesorabile agonia.
Un’estate senza precedenti in quota
Nonostante i 3.265 metri di altitudine della vetta, la temperatura sulla Marmolada non è scesa sotto lo zero dal 16 giugno, con punte record fino a cinque gradi anche in quota. Un’anomalia che, secondo gli esperti di climatologia alpina, sta infliggendo una mazzata dagli effetti disastrosi al ghiacciaio, arretrato di circa 200 metri in appena due settimane secondo le stime più recenti diffuse dagli osservatori locali.
Il confronto fotografico che documenta la perdita
Due fotografie scattate a dodici anni di distanza dalla stessa webcam, il 6 agosto 2014 e il 6 agosto 2026, diffuse da un gruppo di appassionati di montagna, hanno reso plasticamente visibile la rapidissima riduzione dell’apparato glaciale, alimentando la preoccupazione di alpinisti, gestori di rifugi e comunità montane per il futuro del ghiacciaio.
L’impatto sui rifugi e sull’ecosistema alpino
La crisi climatica in atto ha travolto anche la quotidianità dei rifugi d’alta quota: alla Capanna Punta Penia, l’acqua è diventata una risorsa da razionare, con i gestori costretti a ingegnarsi per la raccolta di quella piovana. Senza la protezione della neve, ampi tratti della montagna si sono trasformati in distese di roccia esposta, con un aumento del rischio di frane legato allo scioglimento del permafrost residuo, secondo quanto segnalato dagli esperti di valanghe e climatologia alpina.
Il monitoraggio di Legambiente sulle Alpi
La campagna Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, che prenderà ufficialmente il via il 17 agosto, ha diffuso in anteprima alcuni dati preoccupanti sull’intero arco alpino: anomalie termiche comprese tra due e quattro gradi rispetto alla media climatica di riferimento 1991-2020, uno zero termico che dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequentemente tra i 4.800 e oltre i 5.000 metri, e un ridotto innevamento residuo dovuto alla siccità primaverile. Marmolada, Adamello e Monte Bianco vengono indicati come i casi simbolo della crescente fragilità delle montagne italiane di fronte ai cambiamenti climatici in corso.





















