Il nuovo decreto che ridisegna le regole sulla destinazione dei proventi delle sanzioni stradali sta creando forte preoccupazione tra i Comuni veneti, e Padova non fa eccezione: secondo le prime stime, il capoluogo rischia di perdere circa 10 milioni di euro di risorse precedentemente utilizzabili per la spesa corrente.
Cosa prevede il nuovo decreto sulle multe
Il provvedimento impone che gli incassi derivanti dalle sanzioni per violazione del Codice della Strada vengano reinvestiti integralmente in interventi legati alla sicurezza stradale e alla mobilità, restringendo di fatto la possibilità per i Comuni di destinare quelle risorse ad altre voci di spesa corrente, come avveniva finora per una quota consistente degli introiti.
L’impatto sul bilancio di Padova
Per il Comune di Padova la nuova disciplina si traduce in una perdita stimata di circa 10 milioni di euro di risorse che finora contribuivano a finanziare servizi e spese non direttamente collegati alla sicurezza stradale. Un colpo significativo per un bilancio comunale già alle prese con vincoli di spesa sempre più stringenti.
La proposta di Palazzo Moroni all’Anci
Per contenere gli effetti della stretta, l’amministrazione comunale ha inviato una lettera all’Anci proponendo una revisione dei criteri di rendicontazione dei costi ammissibili, chiedendo che i proventi delle multe possano continuare a coprire anche le spese ordinarie della polizia locale, compresi gli stipendi base degli agenti, oggi finanziati interamente dalla spesa corrente generale.
Le reazioni dell’Associazione dei Comuni
Il vicepresidente dell’Anci ha sottolineato come la nuova normativa rischi di mettere in seria difficoltà i bilanci di numerosi Comuni italiani, non soltanto quello di Padova, chiedendo un confronto rapido con il Governo per individuare soluzioni che non penalizzino eccessivamente gli enti locali già alle prese con risorse limitate.
In sintesi
La riforma sulla destinazione dei proventi delle multe apre un fronte delicato per le casse comunali venete, con Padova in prima linea nel chiedere una revisione dei criteri applicativi prima che il taglio stimato in 10 milioni di euro diventi definitivo.




















