Un successo arrivato al termine di una finale tiratissima
Al MetLife Stadium di East Rutherford, alle porte di New York, la Spagna ha scritto un’altra pagina memorabile della propria storia calcistica, conquistando la seconda Coppa del Mondo dopo quella vinta in Sudafrica sedici anni fa. Contro un’Argentina combattiva e organizzata, le Furie Rosse hanno dovuto attendere il secondo tempo supplementare per sbloccare un match rimasto inchiodato sullo 0-0 al termine dei tempi regolamentari, in una serata arbitrata dallo sloveno Slavko Vincic e resa ancora più intensa dalla presenza sugli spalti di numerose autorità internazionali.
La rete decisiva è arrivata al 106esimo minuto: sponda di testa di Nico Williams su un lancio lungo e conclusione vincente di Ferran Torres, entrato dalla panchina proprio per sostituire uno dei protagonisti annunciati della vigilia. Un episodio che racconta bene la partita: equilibrata, giocata sui dettagli e decisa non dalle stelle più attese ma da chi ha saputo sfruttare il proprio momento in campo.
L’Argentina in dieci uomini e la serata da dimenticare di Messi
A complicare ulteriormente la partita dell’Argentina è arrivata, al 93esimo minuto, l’espulsione per doppia ammonizione di Enzo Fernandez, che ha costretto la Selección a giocare l’intero primo tempo supplementare e parte del secondo in inferiorità numerica. Un handicap che si è sommato alla stanchezza accumulata in un torneo lungo e intenso, culminato in una finale in cui gli argentini non sono riusciti a impensierire seriamente la porta difesa da Unai Simon, chiudendo l’incontro con appena due conclusioni totali, nessuna delle quali indirizzata nello specchio della porta.
Per il capitano della nazionale sudamericana, alla sua ultima presenza in una finale mondiale, la serata si chiude con l’amaro in bocca: costretto a cedere sia il trofeo conquistato quattro anni fa in Qatar sia il primato di miglior marcatore assoluto della storia della manifestazione, superato in questa edizione da un attaccante francese. Un epilogo agrodolce per uno dei più grandi interpreti nella storia recente del calcio internazionale, che ha comunque provato fino all’ultimo pallone a incidere sull’esito della sfida.
Il bis di De la Fuente e la nuova generazione dorata
Per il commissario tecnico spagnolo si tratta della conferma definitiva di un ciclo tecnico già premiato dal titolo continentale conquistato in precedenza: la nazionale iberica chiude il torneo con la miglior difesa dell’intera competizione, un solo gol subito in otto partite, a testimonianza di un’identità di gioco solida oltre che spettacolare. Presenti sugli spalti per l’occasione anche alcuni dei protagonisti della generazione che portò la Spagna sul tetto del mondo nel 2010, testimoni diretti di un trionfo che unisce idealmente due ere del calcio spagnolo.
Con questo successo, inoltre, la Spagna entra nella storia come prima nazionale a detenere contemporaneamente il titolo mondiale maschile e quello femminile, un primato che consolida ulteriormente il momento d’oro attraversato dal movimento calcistico iberico a tutti i livelli.
Cosa resta di questo Mondiale e lo sguardo al 2030
Si chiude così la prima edizione della Coppa del Mondo disputata con la formula a 48 squadre, un esperimento organizzativo che ha ridisegnato gli equilibri e i format delle prossime edizioni. Il prossimo appuntamento iridato, nel 2030, si giocherà proprio in Spagna, in co-organizzazione con Portogallo e Marocco: un motivo in più, per gli attuali campioni del mondo, per continuare a coltivare ambizioni di vertice nei prossimi anni.






















