«L’Amministrazione comunale può ridipingere un ponte, rifare una piazza e inaugurare un campo da basket, ma non può continuare a chiamare “riqualificazione” un luogo nel quale i cittadini hanno paura di uscire di casa. Piazza De Gasperi è diventata il simbolo di una politica che cura l’immagine e abbandona la realtà».
Lo dichiara Eleonora Mosco, consigliera regionale del Veneto, vicepresidente del Gruppo Stefani Presidente e capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Padova, dopo l’ennesima violenta rissa avvenuta nella zona.
«Le immagini sono gravissime, ma non rappresentano un episodio isolato. Sono l’ultima conseguenza di una situazione che residenti e commercianti denunciano da anni e che l’Amministrazione continua a sottovalutare».
Le segnalazioni descrivono un continuo via vai nelle ore serali e notturne, con persone che arrivano in bicicletta, scambi sospetti di denaro e sostanze, possibili nascondigli ricavati perfino tra i cartoni lasciati in strada, bivacchi, spaccio, mercati abusivi e attività attorno alle quali vengono segnalati movimenti sospetti. A questo si aggiunge un campo da basket che continua a convivere con il parcheggio delle auto, mentre i lavori del tram hanno creato ulteriori punti poco visibili e difficili da controllare.
«Questa è la fotografia del fallimento dell’Amministrazione Giordani: sono stati investiti fondi per rifare la piazza e ridipingere il vicino ponte, ma dopo il tramonto restano degrado, spaccio, risse e paura. Alcuni residenti evitano di uscire la sera e c’è chi arriva a sentirsi costretto a ricorrere alla vigilanza privata pur di sentirsi più sicuro».
Per Mosco servono interventi immediati: «Occorre installare una telecamera che controlli efficacemente l’area tra Piazza De Gasperi, Corso del Popolo e l’ex garage Danielli, rafforzare i controlli serali e garantire una presenza costante della Polizia locale e delle forze dell’ordine».
«La sicurezza non si misura con i colori di un ponte o con una nuova inaugurazione. Si misura dalla libertà dei cittadini di vivere il proprio quartiere senza paura. Padova ha bisogno di meno operazioni d’immagine e di molta più legalità, controllo del territorio e presenza delle istituzioni».





















