Scontri a Torino, Luigi Tarzia: “Non è protesta, è guerriglia urbana”
Non è una semplice presa di posizione, ma un atto d’accusa senza precedenti quello del consigliere comunale di Padova Luigi Tarzia (UDC) dopo i violenti scontri avvenuti a Torino attorno al centro sociale Askatasuna.
“La verità è sotto gli occhi di tutti: non si è trattato di una manifestazione degenerata, ma di violenza organizzata, pianificata e deliberata”, afferma Tarzia. “Una vera e propria guerriglia urbana contro lo Stato”.
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che puntano il dito contro una strategia precisa: colpire le istituzioni attraverso le Forze dell’Ordine.
“Aggrediti servitori dello Stato: chi tace è complice”
Oltre cento feriti tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza. Numeri che, secondo Tarzia, “dovrebbero indignare chiunque creda nello Stato di diritto”.
Tra i casi più gravi quello dell’agente padovano Alessandro Calista, colpito con violenza brutale, e del collega Lorenzo Virgulti, intervenuto per salvarlo.
“Qui non siamo davanti a contestazione sociale, ma a un attacco vile contro chi difende la sicurezza di tutti. E chi non condanna senza se e senza ma, chi resta ambiguo o in silenzio, è politicamente complice”, attacca il consigliere.
Il nodo politico: “Coperture ideologiche ai violenti”
Tarzia affonda il colpo:
“C’è una parte politica che continua a giustificare, minimizzare o addirittura legittimare queste violenze. È inaccettabile”.
Secondo il consigliere, la mancata presa di distanza netta equivale a fornire una “copertura culturale e politica” a chi trasforma le piazze in campi di battaglia.
“La libertà di manifestare non ha nulla a che vedere con il lancio di oggetti, le aggressioni e la devastazione. Chi confonde le due cose sta tradendo i principi dello Stato di diritto”.
Attacco frontale al Comune di Padova: “Fuga dall’aula, atto vergognoso”
Ma il passaggio più duro arriva sul fronte locale. Tarzia denuncia senza mezzi termini quanto accaduto in Consiglio comunale a Padova.
“È stato vergognoso vedere l’assessore alla sicurezza e il sindaco Sergio Giordani alzarsi e lasciare l’aula mentre parlavo. Un gesto grave, politicamente indegno”.
Per il consigliere non si tratta di un episodio isolato, ma del sintomo di una deriva più profonda:
“Questa maggioranza non ha il coraggio di difendere le Forze dell’Ordine. È ostaggio della sinistra radicale”.
La mozione: “Basta ipocrisie, il Consiglio scelga da che parte stare”
La mozione presentata da Tarzia diventa così un banco di prova politico.
“Non è un atto simbolico. È una linea di demarcazione netta: o si sta con lo Stato o si legittima la violenza”.
Tra le richieste la condanna senza ambiguità delle violenze, la solidarietà concreta agli agenti feriti, il rafforzamento delle politiche di sicurezza e maggiori tutele operative e giuridiche per le Forze dell’Ordine.
E ancora, la proposta di un gesto istituzionale forte: l’incontro ufficiale con gli agenti coinvolti per riconoscere pubblicamente il loro servizio.
“Chi difende lo Stato non può essere lasciato solo”
“Dietro ogni uniforme ci sono persone, famiglie, sacrifici. E lo Stato ha il dovere di stare dalla loro parte, sempre”, incalza Tarzia.
Un messaggio che diventa anche un’accusa politica:
“La delegittimazione delle Forze dell’Ordine è il primo passo verso il caos. E chi oggi tace, domani ne sarà responsabile”.
Sicurezza e legalità, lo scontro è aperto
Il caso Torino si trasforma così in uno scontro politico nazionale e locale. Da una parte chi invoca tolleranza zero contro la violenza, dall’altra – secondo Tarzia – chi continua a rifugiarsi in ambiguità e silenzi.
“Non si può più stare nel mezzo. È il momento di scegliere”, conclude il consigliere.





















