Una decisione definita «di grande valore civile» dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha accolto con soddisfazione il voto unanime delle Camere, sottolineando l’importanza di un tributo solenne a chi ha sacrificato la propria vita in nome del diritto all’informazione.
«Onoriamo donne e uomini che, con coraggio e professionalità, hanno portato la verità dove altrimenti sarebbe rimasta nascosta. In Italia e nel mondo, dai teatri di guerra ai territori controllati dalla criminalità, il loro lavoro ha garantito a tutti noi il diritto a sapere», ha dichiarato la premier.
Meloni ha voluto ricordare alcuni dei nomi simbolo di questo impegno civile: da Cosimo Cristina a Giancarlo Siani, da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin fino a Enzo Baldoni e Andrea Rocchelli. Storie diverse, accomunate dalla volontà di raccontare ciò che accadeva lontano dai riflettori, spesso in contesti ostili, pericolosi o volutamente oscurati.
“Questa giornata – sottolinea la presidente – diventerà non solo un momento di commemorazione, ma un impegno rinnovato nella difesa della libertà di stampa e nella protezione di chi esercita questo fondamentale ruolo democratico.”
L’Italia, con questa legge, si dota di uno strumento in più per rafforzare la memoria e l’educazione civile, ricordando che il giornalismo è spesso molto più di un mestiere: è una scelta di responsabilità e talvolta di eroismo. L’iniziativa legislativa è stata accolta con favore anche dalle principali organizzazioni giornalistiche italiane e internazionali, che da anni chiedevano un riconoscimento istituzionale per le vittime del dovere nel mondo dell’informazione.





















