Si chiude un nuovo capitolo della lunga crisi dell’ex Ilva di Taranto: arrivano lo stop dell’area a caldo e l’avvio della cassa integrazione. La notizia segue l’incontro che governo e sindacati hanno tenuto a Palazzo Chigi nella serata di ieri, un confronto atteso da migliaia di lavoratori e dalle loro famiglie.
Lo stop dell’area a caldo discende dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, che nelle scorse settimane aveva confermato il blocco di questa parte del ciclo produttivo, cancellando di fatto le prospettive di ripartenza nella forma precedente. Una decisione che ha spinto Fiom, Fim e Uilm a proclamare scioperi e a chiedere un piano straordinario di sicurezza nazionale per la situazione industriale e occupazionale.
L’avvio della cassa integrazione rappresenta lo strumento immediato per attutire l’impatto sull’occupazione, mentre sullo sfondo restano le ipotesi sul futuro dello stabilimento: dalle manifestazioni di interesse di possibili acquirenti all’idea di un ingresso diretto dello Stato nel capitale. Il governo ha inoltre lavorato a misure per tutelare i lavoratori dell’indotto, tra i più esposti alle conseguenze della fermata.
Per Taranto la questione non è solo industriale ma anche sociale e ambientale. Il territorio attende da anni un percorso che concili salute, ambiente e lavoro, e ogni passaggio della vertenza è seguito con grande apprensione. Nelle prossime settimane sarà decisivo capire quanti lavoratori saranno coinvolti dalla cassa integrazione e quali garanzie il governo riuscirà a offrire per il futuro del polo siderurgico.






















