Il percorso dell’autonomia differenziata compie un nuovo passo istituzionale. Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 13 ottobre 2026, ha dato il via libera alle intese definitive con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, approvando gli schemi d’intesa e deliberando i relativi disegni di legge destinati all’esame parlamentare. Lo ha annunciato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, definendo il passaggio «decisivo» per la riforma.
Per il Veneto, la decisione riporta al centro dell’agenda politica una questione che da anni caratterizza il confronto tra Regione e Governo. Il presidente Alberto Stefani ha più volte indicato nell’autonomia uno strumento per avvicinare le decisioni ai territori e rispondere alle esigenze dei cittadini. Le intese, tuttavia, non comportano ancora il trasferimento automatico delle competenze: il percorso dovrà proseguire in Parlamento.
Autonomia differenziata: che cosa ha deciso il Consiglio dei ministri
Il provvedimento riguarda quattro Regioni a statuto ordinario che hanno portato avanti il negoziato con lo Stato: Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Con il via libera del 13 ottobre, gli schemi delle intese definitive e i rispettivi disegni di legge sono stati avviati verso la fase parlamentare.
Calderoli ha presentato la decisione come un avanzamento importante della riforma, sottolineando che resta da completare l’iter nelle Camere. Il passaggio rappresenta quindi una tappa del procedimento istituzionale, non la conclusione dell’intero percorso.
Veneto, le materie al centro dell’intesa
Per il Veneto, il percorso negoziale ha riguardato quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute con riferimento al coordinamento della finanza pubblica. Questi ambiti sono indicati negli schemi d’intesa definitivi approvati dal Consiglio regionale veneto nel settembre 2026.
La definizione concreta delle funzioni attribuibili alla Regione dipenderà dai testi ufficiali e dai successivi passaggi previsti dalla procedura. Per comprendere l’impatto della riforma sarà quindi necessario esaminare le singole disposizioni, distinguendo gli obiettivi politici dalle competenze che potranno essere effettivamente trasferite.
Stefani: «Un grande orgoglio per il Veneto»
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha accolto il progresso della riforma come un risultato significativo per il territorio. La posizione della Regione si fonda sull’idea che una maggiore autonomia possa consentire di organizzare alcuni servizi in modo più vicino alle esigenze locali e attribuire maggiori responsabilità alle amministrazioni regionali.
Stefani aveva già indicato nella tutela della salute uno degli ambiti centrali del negoziato veneto, insieme a protezione civile, professioni e previdenza complementare.
Il giudizio positivo del presidente esprime la posizione dei promotori della riforma. La valutazione dei risultati effettivi, invece, richiederà di verificare le funzioni assegnate, le risorse disponibili e le modalità con cui saranno garantiti i servizi ai cittadini.
Le ragioni dei sostenitori e le preoccupazioni dei critici
I sostenitori dell’autonomia differenziata ritengono che una maggiore capacità decisionale delle Regioni possa favorire efficienza amministrativa, responsabilità politica e risposte più aderenti alle caratteristiche dei territori.
Sul fronte opposto, le critiche riguardano soprattutto il rischio che differenze nelle risorse e nell’organizzazione dei servizi possano accentuare i divari tra le aree del Paese. Tra i temi centrali del confronto figurano i livelli essenziali delle prestazioni, le garanzie per i cittadini e la sostenibilità finanziaria delle nuove competenze.
Il confronto non si esaurisce quindi nella distribuzione delle funzioni tra Stato e Regioni: riguarda anche le condizioni necessarie affinché i diritti e l’accesso ai servizi siano tutelati su tutto il territorio nazionale.
Che cosa succede adesso: l’iter parlamentare
Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, i disegni di legge relativi alle intese definitive dovranno affrontare l’esame parlamentare. È in questa fase che sarà possibile valutare nel dettaglio i testi, le disposizioni previste e le condizioni per l’eventuale trasferimento delle funzioni.
Per il Veneto, gli aspetti da seguire riguardano soprattutto le modalità di attuazione delle competenze, le risorse economiche e organizzative necessarie e gli effetti sui servizi regionali. Sarà importante verificare anche come verranno assicurate le garanzie previste per i livelli essenziali delle prestazioni.
Il via libera del Governo segna dunque un passaggio rilevante nel percorso dell’autonomia differenziata, ma non ne definisce da solo gli effetti concreti. Saranno i testi approvati, il confronto parlamentare e le successive misure attuative a chiarire che cosa cambierà per le Regioni coinvolte e per i cittadini.






















