Il confronto sulla vertenza Electrolux entra in una nuova fase. Al tavolo nazionale convocato a Palazzo Piacentini dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l’azienda ha presentato una serie di elementi di novità che modificano il quadro della trattativa: nessuno stabilimento dovrebbe essere chiuso, mentre per il sito di Cerreto d’Esi viene prospettato un percorso di reindustrializzazione.
Tra le misure illustrate figurano inoltre il ritiro dei licenziamenti unilaterali, un piano triennale di incentivazione alle uscite volontarie, il ricorso agli ammortizzatori sociali e una nuova proposta di investimenti destinata a sostenere la transizione industriale.
Electrolux, nessuna chiusura degli stabilimenti
Il punto centrale emerso dal tavolo riguarda la prospettiva dei siti produttivi del gruppo. Secondo quanto illustrato da Electrolux, non è prevista la chiusura di stabilimenti.
Per Cerreto d’Esi, invece, l’azienda ha indicato la possibilità di avviare un percorso di reindustrializzazione, elemento che dovrà essere definito nel dettaglio nell’ambito del successivo confronto tra azienda, istituzioni e rappresentanze dei lavoratori.
La proposta comprende anche il ritiro dei licenziamenti unilaterali e l’introduzione di un piano di incentivazione alle uscite volontarie nell’arco di tre anni, insieme al ricorso agli strumenti di sostegno al reddito.
Urso: «Finalmente si apre una nuova fase»
Al tavolo erano presenti l’azienda, le organizzazioni sindacali, Confindustria, le Regioni e i Comuni nei quali sono presenti gli stabilimenti Electrolux.
Con il ministro Urso hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e la sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto.
Urso ha definito i passi compiuti come un segnale positivo, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa per arrivare a una soluzione entro il prossimo incontro del 29 ottobre.
L’obiettivo indicato dal ministro è quello di definire un’intesa in grado di assicurare una prospettiva stabile per tutti i siti produttivi e, allo stesso tempo, garantire la salvaguardia dei lavoratori coinvolti nella riorganizzazione.
Nuovi investimenti per accompagnare la transizione industriale
Un altro elemento inserito nella proposta riguarda gli investimenti. Electrolux ha infatti presentato una nuova ipotesi di interventi destinati a sostenere la transizione industriale del gruppo.
Il tema degli investimenti si inserisce in un confronto più ampio sulla competitività del comparto degli elettrodomestici, settore che il Governo considera strategico anche in relazione alla concorrenza internazionale.
Secondo quanto ricordato da Urso durante il tavolo, l’azione dell’esecutivo punta anche a contrastare la concorrenza sleale, con particolare riferimento a quella proveniente dai mercati asiatici, e a rafforzare produzione e investimenti nel comparto europeo.
Apertura dell’Europa sulla competitività degli elettrodomestici
Sul fronte europeo, il confronto registra un ulteriore sviluppo. Il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné avrebbe infatti confermato per iscritto al ministro Urso la disponibilità ad agire sulla base delle indicazioni contenute nel non paper promosso dall’Italia.
Il documento, secondo quanto riferito al tavolo, è sostenuto anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia.
La questione della competitività dell’industria europea degli elettrodomestici viene quindi inserita all’interno di una strategia più ampia, che punta a rafforzare la capacità produttiva europea e a sostenere gli investimenti.
Il 29 ottobre il prossimo tavolo al Mimit
Il prossimo appuntamento è fissato per il 29 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Sarà un passaggio particolarmente importante per verificare se le novità emerse possano tradursi in un’intesa condivisa.
Il confronto avrà inoltre come sfondo la prevista definizione della riorganizzazione globale di Electrolux, attesa nella prima parte di novembre.
La trattativa resta quindi aperta. Le novità presentate dall’azienda delineano un quadro diverso rispetto all’ipotesi di chiusure, ma molti aspetti dovranno ancora essere definiti nel confronto tra impresa, sindacati e istituzioni.
























