Un divario sempre più ampio tra libero mercato e canone concordato
Il mercato delle locazioni a Padova mostra una forbice sempre più marcata tra i contratti stipulati a canone libero e quelli a canone concordato, secondo un’analisi diffusa dall’UPPI, l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, che ha messo a confronto l’andamento dei valori locativi tra ottobre 2019 e luglio 2026. Nel periodo considerato, i canoni di mercato libero avrebbero registrato un incremento nominale del 43%, mentre i valori del canone concordato sarebbero rimasti sostanzialmente invariati, ancorati alle tabelle fissate nell’accordo territoriale del 2019 e semplicemente riconfermate in occasione del rinnovo del febbraio 2023.
Secondo i dati elaborati dall’associazione, nel 2019 il prezzo medio stimato per gli immobili in affitto a Padova si attestava attorno ai 9,6 euro al metro quadrato per il mercato libero, contro un valore compreso tra 6,5 e 7,5 euro per il canone concordato, una forbice che nel 2026 risulterebbe notevolmente più ampia.
Gli effetti distorsivi sul mercato immobiliare cittadino
L’analisi dell’UPPI individua tre principali conseguenze pratiche di questo divario crescente. La prima riguarda l’erosione del vantaggio fiscale che storicamente rendeva conveniente il canone concordato: la cedolare secca al 10% e la riduzione del 25% dell’IMU, un tempo sufficienti a compensare quasi integralmente la differenza di canone rispetto al libero mercato, non riuscirebbero più a colmare un divario ormai troppo ampio per molti proprietari.
La seconda conseguenza è la progressiva fuga verso il mercato libero e verso le locazioni brevi da parte di proprietari che in passato sceglievano il canone concordato per la sua stabilità contrattuale, con la scelta di non rinnovare i contratti agevolati alla scadenza dei cinque anni previsti dalla formula 3+2. La terza criticità segnalata riguarda infine la diffusione di contratti formalmente transitori o a canone concordato che, nella sostanza, applicherebbero valori di libero mercato, una pratica che sfuggirebbe ai controlli di legittimità sostanziale da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La richiesta di riaprire il confronto tra proprietari e inquilini
Alla luce di questi dati, l’UPPI chiede formalmente di riaprire il tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali degli inquilini per addivenire a un aggiornamento dell’accordo territoriale attualmente in vigore a Padova, sottoscritto nel febbraio 2023 e basato su parametri fermi all’ottobre 2019. L’associazione richiama, a sostegno della propria richiesta, anche l’aumento del 23,8% registrato dall’indice generale dei prezzi al consumo nello stesso arco temporale, ritenuto un ulteriore indicatore della necessità di un adeguamento complessivo del sistema.
Il tema degli affitti tocca direttamente migliaia di famiglie e studenti universitari a Padova, città che ospita uno dei principali atenei italiani, e un eventuale squilibrio strutturale tra domanda e offerta di alloggi a canone accessibile rischia di avere ricadute dirette sulla vivibilità e sull’attrattività della città per lavoratori e fuori sede.






















