Un video tra le lacrime rivolto a tutta la politica
È un appello che ha attraversato in poche ore l’intero arco politico italiano quello lanciato da Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno e gettata da un cavalcavia dell’autostrada A1. In un video diffuso con voce spezzata dal dolore, l’uomo si è rivolto direttamente al presidente della Repubblica, alla presidente del Consiglio e a tutte le forze politiche, chiedendo un impegno condiviso e privo di distinzioni di schieramento contro la violenza sulle donne.
Nel suo messaggio, Isceri ha chiesto provvedimenti approvati all’unanimità, un lavoro più incisivo nelle scuole e un potenziamento concreto dei centri antiviolenza e degli strumenti normativi già esistenti, affinché tragedie come quella vissuta dalla sua famiglia non si ripetano. Parole pronunciate lentamente, quasi scandite, che hanno commosso l’opinione pubblica e ottenuto una risposta immediata da gran parte del mondo politico.
Le risposte bipartisan da maggioranza e opposizioni
Tra le prime a raccogliere l’appello è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui propri canali social ha scritto come ogni donna uccisa da chi aveva promesso di amarla e proteggerla rappresenti una sconfitta collettiva, assicurando l’impegno del governo a proseguire nella ricerca di soluzioni concrete. Sulla stessa linea si è mossa la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha rilanciato la necessità di investire su educazione affettiva nelle scuole e su una normativa più chiara in materia di consenso.
Anche il vicepremier Matteo Salvini ha voluto esprimere vicinanza alla famiglia Isceri, difendendo con nettezza l’attuale reato di femminicidio e sottolineando come in questo periodo la violenza contro le donne assuma contorni particolarmente odiosi. Voci di sostegno sono arrivate anche dalle parlamentari di Forza Italia, che hanno parlato di una testimonianza capace di scuotere la coscienza civile del Paese.
Il nodo ancora aperto sul reato di femminicidio
Non tutte le reazioni, però, sono state allineate su un fronte comune: alcune voci della maggioranza hanno continuato a esprimere perplessità sull’attuale impianto normativo del reato di femminicidio, giudicato da alcuni esponenti eccessivamente orientato a una narrazione di genere piuttosto che a un intervento repressivo generale sulla violenza. Una posizione che ha alimentato un confronto interno alla stessa coalizione di governo, con altri esponenti che hanno invece ribadito la necessità di non arretrare rispetto agli strumenti normativi già introdotti.
Al di là delle divisioni residue sul piano tecnico-legislativo, l’appello del padre di Lorena resta un punto di riferimento simbolico attorno a cui, nelle ultime ore, si è ricomposta almeno temporaneamente una parte significativa del dibattito politico italiano, con la richiesta di un lavoro comune, e non più diviso per schieramenti, sul tema della violenza contro le donne.





















