in collaborazione tra Claudio Gori e Samina Seyed
C’è un ritorno che a Venezia pesa più di ogni altro debutto, ed è quello di Nanni Moretti. Con Succederà questa notte, presentato in Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il regista romano rimette piede sul Lido a distanza di 37 anni da un episodio che è ormai entrato nella leggenda del cinema italiano: l’esclusione di Palombella rossa dalla selezione ufficiale del 1989, film che l’anno successivo trovò comunque la propria consacrazione attraverso la Settimana Internazionale della Critica.
Un amore che si rincorre per anni, sempre al momento sbagliato
Il film racconta la storia di Matteo, interpretato da Louis Garrel, e Greta, a cui dà volto Jasmine Trinca, due personaggi che si incontrano e si perdono più volte nell’arco di un lungo periodo, sempre a un passo dal momento giusto per stare insieme, sempre trattenuti da circostanze, scelte o semplicemente dal tempo che non coincide mai tra i due. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Moretti insieme a Federica Pontremoli e Valia Santella, nasce da una libera trasposizione della raccolta di racconti Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, lo stesso autore da cui il regista aveva già tratto Tre piani, presentato in Concorso a Cannes nel 2021.

Nel cast, oltre ai due protagonisti, figurano anche Angela Finocchiaro, Hippolyte Girardot, Elena Lietti, Andrea Lattanzi e lo stesso Moretti, che veste i panni del padre di Greta, ritrovando così Jasmine Trinca sul set a distanza di venticinque anni da La stanza del figlio, il film che nel 2001 valse al regista la Palma d’oro a Cannes.
Il ritorno al Lido dopo Palombella rossa
Il rapporto tra Moretti e la Mostra di Venezia ha attraversato fasi alterne nel corso dei decenni: dopo il caso della mancata selezione di Palombella rossa, il regista era tornato al Lido nel 2001 come presidente della Giuria del Concorso, ma non aveva più presentato un proprio film in gara fino a oggi. Un’assenza lunga quasi quattro decenni che rende il debutto di Succederà questa notte un evento capace di travalicare la semplice cronaca festivaliera, in un’edizione che vede proprio il cinema italiano tra i protagonisti assoluti della selezione ufficiale.
Il film, girato tra Torino e diverse location internazionali, arriverà nelle sale italiane il 3 dicembre distribuito da 01 Distribution, dopo l’anteprima mondiale in Concorso per il Leone d’oro.
Un melodramma che divide la critica
Le prime reazioni pubblicate dopo la proiezione stampa restituiscono un quadro tutt’altro che unanime, segno di un film che sembra dividere. Da un lato, diverse testate hanno accolto con entusiasmo la scelta di Moretti di misurarsi apertamente con il genere sentimentale, definendo il risultato romantico, tenero e sorprendentemente vitale, capace di restituire al cinema italiano un grande racconto d’amore che mancava da tempo sugli schermi. Diversi critici hanno sottolineato in particolare la prova dei due interpreti principali e la capacità del regista di alternare toni comici e struggenti senza mai perdere equilibrio.
Non sono mancate, dall’altro lato, letture più severe, che hanno interpretato il ritorno alla materia narrativa di Eshkol Nevo, già affrontata con esiti controversi in Tre piani, come una scelta rischiosa, arrivando a dubitare che il film possa davvero competere per il massimo riconoscimento della kermesse. Resta comunque un dato condiviso da entrambi gli schieramenti critici: il ritorno di un autore che, a cinquant’anni dal proprio esordio, continua a proporre un cinema personale e riconoscibile, capace ancora di sorprendere il proprio pubblico.
Un film sul tempo, prima ancora che sull’amore
Al di là del giudizio critico, resta la cifra tematica dichiarata dallo stesso Moretti nelle note di regia diffuse dalla Biennale: un film costruito attorno al senso del tempo e delle occasioni, sul desiderio di credere che la vita offra sempre una nuova possibilità, anche quando i protagonisti sembrano condannati a incontrarsi sempre troppo presto o troppo tardi. Un tema che, secondo diversi osservatori presenti al Lido, permette al regista romano di parlare ancora una volta di sentimenti con la libertà e la sincerità che hanno sempre contraddistinto la sua filmografia, indipendentemente dall’esito che il film otterrà nel verdetto finale della Giuria guidata da Maggie Gyllenhaal.






















