Il governo guidato da Giorgia Meloni raggiunge un primato storico nella Repubblica italiana: con 1.413 giorni consecutivi in carica, l’esecutivo supera il precedente record detenuto dal secondo governo di Silvio Berlusconi, rimasto ininterrottamente al governo per 1.412 giorni tra il giugno 2001 e l’aprile 2005.
Insediato il 22 ottobre 2022, il governo Meloni diventa così, secondo il dato riportato nel materiale alla base di questo articolo, il più longevo esecutivo della storia repubblicana. Un risultato particolarmente significativo in un Paese nel quale, dal 1946, si sono succeduti numerosi governi e presidenti del Consiglio.
Il traguardo assume un significato non soltanto numerico, ma anche politico e istituzionale, perché riporta al centro del dibattito il tema della stabilità degli esecutivi, della durata delle legislature e delle possibili modifiche alle regole elettorali.
Meloni: «La stabilità non è un record da esibire»
La presidente del Consiglio ha accolto il traguardo sottolineandone soprattutto il valore politico e la responsabilità che comporta.
«Oggi il nostro Governo diventa il più longevo della storia della Repubblica italiana», ha dichiarato Meloni.
La premier ha quindi precisato che, a suo giudizio, la durata dell’esecutivo non dovrebbe essere considerata semplicemente come un primato da celebrare.
«La stabilità non è un record da esibire, ma la condizione che consente a una Nazione di programmare, decidere, mantenere gli impegni e farsi rispettare».
Nel bilancio tracciato dalla presidente del Consiglio trovano spazio i temi dell’occupazione, del sostegno alle famiglie e alle imprese, della sicurezza, dei conti pubblici e del ruolo internazionale dell’Italia.
Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti dalla maggioranza, riconoscendo allo stesso tempo che «quante cose restino ancora da fare».
Il ruolo della coalizione di centrodestra
Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha attribuito la continuità dell’esecutivo non alla sola figura del premier, ma alla capacità della coalizione di mantenere una linea politica comune.
«Questa stabilità non è merito di una persona sola», ha affermato Meloni, indicando nella coesione della maggioranza uno degli elementi alla base della durata del governo.
La premier ha inoltre sottolineato che, con il raggiungimento del nuovo record, i tre governi più longevi della storia della Repubblica risultano essere espressione di coalizioni di centrodestra, secondo la ricostruzione proposta nel suo intervento.
Un’affermazione che si inserisce nel confronto politico sul rapporto tra coalizioni, programmi e capacità degli esecutivi di arrivare alla conclusione della legislatura.
La celebrazione a Bari
Il record è stato celebrato a Bari, dove Fratelli d’Italia ha organizzato un evento al quale, secondo quanto riferito, hanno partecipato alcune migliaia di persone.
Meloni è salita sul palco nel tardo pomeriggio, accolta dagli applausi dei presenti. Il suo intervento, durato circa un’ora, si è concluso con l’inno nazionale.
Sul palco erano presenti anche esponenti della maggioranza e gli alleati di governo, in un appuntamento che ha assunto contemporaneamente un carattere celebrativo e politico.
La presidente del Consiglio ha utilizzato l’occasione anche per guardare al futuro e al prossimo appuntamento elettorale.
La proposta di riforma elettorale
Uno dei passaggi politicamente più rilevanti riguarda la proposta di una riforma elettorale destinata, nelle intenzioni della premier, a rafforzare il rapporto diretto tra voto degli elettori e formazione del governo.
L’idea illustrata da Meloni punta a consentire agli elettori di scegliere direttamente la coalizione, il programma e il candidato alla guida del governo, con l’obiettivo di assicurare a chi vince le elezioni la stabilità necessaria per governare l’intera legislatura.
Il tema si collega alla questione dei cosiddetti “ribaltoni parlamentari”, ovvero quei cambiamenti della maggioranza politica intervenuti nel corso della legislatura senza un nuovo passaggio elettorale.
La proposta apre quindi un confronto che riguarda non soltanto la legge elettorale, ma più in generale l’assetto istituzionale italiano e il rapporto tra Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica ed elettorato.
Le opposizioni contestano il bilancio del governo
Al record di durata si contrappongono le valutazioni delle opposizioni, che hanno criticato l’impostazione celebrativa dell’iniziativa e contestato il bilancio complessivo dell’azione dell’esecutivo.
Il confronto politico si concentra quindi su due piani differenti: da una parte la longevità e la stabilità del governo, dall’altra la valutazione dei risultati effettivamente raggiunti nei diversi settori dell’azione pubblica.
È un confronto destinato a proseguire nei prossimi mesi, anche alla luce delle prossime scadenze elettorali e del dibattito sulle eventuali riforme istituzionali.
Il nodo storico della stabilità politica italiana
La durata dei governi rappresenta da decenni uno dei temi ricorrenti del dibattito politico italiano.
Il nuovo primato dell’esecutivo Meloni assume pertanto un significato che va oltre la semplice statistica. La questione centrale diventa infatti capire se una maggiore continuità dei governi possa tradursi in una maggiore capacità di programmare politiche pubbliche di medio e lungo periodo.
Da qui il collegamento con la possibile riforma elettorale e con la discussione sulla governabilità, sulla rappresentanza e sulla stabilità delle maggioranze. Il dato dei 1.413 giorni, dunque, non chiude il dibattito: lo riapre su una questione che accompagna la storia della Repubblica, quella del rapporto tra stabilità, consenso elettorale e durata degli esecutivi.


























