di Gori Claudio (direttore@irog.it)
Il tributo della Biennale ad un gigante di Hollywood
La 83.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (in programma dal 2 al 12 settembre 2026) si prepara a celebrare una delle figure più carismatiche, versatili e amate della storia del cinema contemporaneo. Il Consiglio di Amministrazione della Biennale ha infatti ufficializzato l’attribuzione del prestigioso Leone d’oro alla carriera a George Clooney accogliendo con entusiamo la proposta formulata dal Direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera.
L’attore, regista e produttore statunitense, vincitore di due Premi Oscar, ha accolto la notizia con la consueta ironia e un profondo senso di gratitudine verso la kermesse lagunare:
| «Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così». |
Alberto Barbera: «Un artista completo, appassionato e originale»
Nel motivare il riconoscimento, il Direttore Alberto Barbera ha tracciato un ritratto intenso ed esaustivo della traiettoria artistica di Clooney, definendolo come una perfetta sintesi tra il glamour classico hollywoodiano e la più moderna sensibilità autoriale:
Dalla gavetta televisiva al mito del grande schermo
«Un avvio di carriera vissuta senza scorciatoie, grazie a piccole parti in telefilm e B-movie sino al grande successo ottenuto come protagonista della serie ER, hanno plasmato un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante», ha sottolineato Barbera. «Gli hanno conferito il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile. Ma quello di Clooney è un carisma costruito sulla credibilità, non sull’immagine, perché il suo lato seduttivo non è mai stato solo estetico».
Un’eclettica traversata tra i generi cinematografici
Nel corso dei decenni, Clooney ha saputo spaziare tra i registri espressivi più disparati senza mai smarrire la propria identità stilistica. Barbera ha ricordato le sue memorabili interpretazioni:
- Film di guerra e d’impegno: “Three Kings” e “Syriana” (che gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista);
- Thriller e tensione civile: “Michael Clayton”;
- Commedia sofisticata ed esilarante: La saga di “Ocean’s Eleven” e la collaborazione con i fratelli Coen in “Fratello, dove sei?”;
- Fantascienza autoriale: “Gravity” di Alfonso Cuarón e “Solaris” di Steven Soderbergh;
- Commedia agrodolce e dramma umano: “Paradiso amaro”, “Tra le nuvole” e l’imminente “Jay Kelly”.
La regia e l’impegno civile: il cinema come visione del mondo
La grandezza di George Clooney risiede anche nella sua lucidità dietro la macchina da presa. Con nove lungometraggi diretti all’attivo — tra cui opere acclamate come “Confessioni di una mente pericolosa”, “Good Night, and Good Luck.”, “Le idi di marzo” e “Suburbicon” — l’artista ha dimostrato un’idea esigente, coraggiosa e generosa di cinema.
Trattando temi legati alla libertà d’informazione, alla manipolazione politica e alle contraddizioni della società americana, Clooney si è affermato come un autore indipendente fuori dalle convenzioni di Hollywood, coniugando l’eccellenza spettacolare con un profondo e costante impegno civile e umanitario.























