Il prezzo della benzina è tornato a superare la soglia psicologica dei 2 euro al litro sulla rete stradale nazionale, toccando il livello più alto da settembre 2023. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il rincaro arriva nel momento peggiore possibile per gli automobilisti: proprio alla vigilia del weekend di controesodo, quando milioni di famiglie italiane si rimettono in viaggio per rientrare dalle vacanze estive.
I numeri dell’aumento su strada e autostrada
Il prezzo medio del self service sulla rete stradale ordinaria si attesta a 2,002 euro al litro per la benzina, in lieve crescita rispetto al giorno precedente, e a 2,116 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale i valori salgono ulteriormente, con la verde che raggiunge 2,077 euro al litro e il gasolio che sfiora i 2,186 euro. Un pieno da 50 litri di benzina supera così, per la prima volta da tre anni, la soglia dei 100 euro.
Il nodo dello sconto sulle accise in scadenza
A pesare sul rialzo contribuisce anche l’imminente scadenza, fissata al 24 agosto, dello sconto di 14 centesimi sulle accise del gasolio, introdotto dal governo e più volte prorogato nelle scorse settimane. Le associazioni dei consumatori temono che, senza un nuovo intervento, il prezzo del diesel possa spingersi oltre quota 2,28 euro al litro non appena la misura decadrà, proprio nei giorni di massimo traffico sulle principali arterie autostradali italiane.
Le richieste di Codacons e Unione Nazionale Consumatori
Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha chiesto un intervento immediato dell’esecutivo per innalzare la riduzione sul gasolio da 14 a 30 centesimi, così da riportare i prezzi autostradali sotto la soglia psicologica dei 2 euro, e per estendere un analogo sconto anche alla benzina. Sulla stessa linea il Codacons, che stima in circa 1,8 miliardi di euro la spesa aggiuntiva sostenuta dagli italiani per i rifornimenti nel solo bimestre luglio-agosto rispetto allo stesso periodo del 2025.
Le cause internazionali dietro il rincaro
Il nuovo balzo dei listini nazionali riflette direttamente le tensioni sui mercati petroliferi internazionali, alimentate dall’escalation retorica tra Stati Uniti e Iran e dalla persistente incertezza sulla piena riapertura dello Stretto di Hormuz. Con il Brent tornato sopra i 94 dollari al barile, gli operatori del settore avvertono che, in assenza di una schiarita diplomatica, la pressione sui prezzi alla pompa potrebbe proseguire anche nelle prossime settimane.





















