Fine dello sconto sulle accise
Da ieri 4 luglio 2026, il costo di ogni pieno di carburante in Italia è tornato ad aumentare. Il governo ha scelto di non rinnovare lo sconto sulle accise che aveva tenuto calmierati i prezzi alla pompa dall’inizio di giugno. Una decisione che, secondo le stime diffuse dal Codacons, peserà sulle tasche degli automobilisti per circa 1,4 miliardi di euro su base annua, considerando i soli rifornimenti sulla rete stradale e autostradale nazionale.
I dati dell’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) certificano l’inversione di tendenza: il prezzo medio della benzina self service sulla rete ordinaria è salito il 4 luglio a 1,820 euro al litro rispetto agli 1,803 del giorno precedente. Ancora più netto il rialzo del gasolio, passato da 1,882 a 1,899 euro al litro in poche ore. In autostrada, il diesel si avvicina nuovamente alla soglia psicologica dei 2 euro.
Lo sconto che ha resistito per mesi
La riduzione delle accise era stata introdotta nella primavera del 2026, in risposta alla crisi energetica innescata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Da marzo, il governo aveva prorogato per cinque volte consecutive la misura, adattandola all’andamento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. L’ultimo decreto, firmato il 5 giugno, aveva fissato l’accisa a 622,90 euro per mille litri sia per benzina che gasolio, garantendo uno sconto di circa 6,1 centesimi al litro (Iva inclusa), pari a oltre 3 euro in meno per un pieno standard da 50 litri.
Il costo complessivo degli interventi sulle accise per le casse dello Stato ha superato i 2 miliardi di euro. Una cifra rilevante che il governo, a differenza delle precedenti edizioni del provvedimento, ha scelto di non replicare.
Le motivazioni dell’Esecutivo
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha motivato la mancata proroga sottolineando come il prezzo del greggio registrasse da oltre venti giorni una tendenza al calo, rendendo secondo il governo non più necessaria la misura d’emergenza. Ha tuttavia lasciato aperta la porta a futuri interventi, legandoli all’esito dei negoziati in corso sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e all’evoluzione dei mercati petroliferi internazionali.
Meno conciliante la posizione delle associazioni dei consumatori. Il Codacons ha denunciato come il rialzo dei prezzi alla pompa arrivi paradossalmente in un momento in cui le quotazioni del Brent hanno registrato un calo del 25% rispetto ai picchi di inizio giugno. Secondo i calcoli dell’associazione, sulla rete ordinaria transitano ogni giorno oltre 64 milioni di litri di carburante, con un impatto quotidiano del mancato sconto stimato in circa 3,9 milioni di euro.
Il paradosso tra greggio e pompa
Il nodo centrale del dibattito è la cosiddetta asimmetria dei prezzi: i rincari si trasmettono quasi immediatamente al consumatore finale, mentre i cali del mercato internazionale impiegano settimane per riflettersi nei listini dei distributori. Un fenomeno strutturale che Euronews Italia ha documentato con dati chiari: a fronte di un crollo del Brent da 95 a 70,8 dollari al barile (oltre il 25%), benzina e gasolio si sono ridotti alla pompa di appena il 6%.
La Fapi, la federazione delle piccole e medie imprese, ha chiesto al governo di abbandonare la logica delle misure d’emergenza a favore di interventi strutturali in grado di sostenere il sistema produttivo italiano nel lungo periodo. Anche l’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto quantomeno il ripristino dell’accisa mobile, strumento che avrebbe permesso di modulare automaticamente il prelievo fiscale in funzione del prezzo del greggio.
Cosa fare per risparmiare
Nonostante il rincaro, esistono margini di risparmio concreti per i consumatori. Il portale Osservaprezzi Carburanti del MIMIT permette di confrontare in tempo reale i prezzi praticati da ogni distributore nel territorio nazionale, con la possibilità di filtrare per comune, indirizzo o tratta autostradale. Le differenze tra self service e servito, tra rete ordinaria e autostrada, possono superare di gran lunga il rincaro legato alla fine dello sconto. Scegliere con attenzione il distributore, soprattutto per serbatoi capienti, può fare la differenza.





















