di Gori Claudio (direttore.it)
In un tempo segnato da conflitti, instabilità e profonde trasformazioni sociali, oltre un milione di giovani da ogni parte del mondo si sono dati appuntamento a Tor Vergata per vivere insieme uno dei momenti più intensi del Giubileo dei Giovani 2025, promosso da Papa Francesco e guidato oggi da Papa Leone XIV.
A distanza di 25 anni dalla storica Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, la stessa spianata si è nuovamente trasformata in un oceano di bandiere, sorrisi, canti e testimonianze. Un incontro intergenerazionale che ha riunito Gen Z, millennials, famiglie e anziani accomunati dalla sete di speranza, spiritualità e condivisione.
Tra canti, scambi simbolici – cappellini, zainetti, t-shirt – e l’abbraccio spontaneo tra sconosciuti, Tor Vergata è diventata per una sera il centro del mondo. Una città nella città, dove la fede si è espressa in mille lingue, sotto un cielo che ha concesso una tregua al caldo estivo con un tramonto da cartolina.
Sventolavano alte le bandiere della Corea, prossima sede della GMG 2027, insieme a quelle di tutti i continenti. Un clima di gioia, ma anche di attesa profonda. “Cristo è qui”, recitavano alcuni striscioni visibili anche dalla distanza, mentre sui maxi-schermi scorrevano volti emozionati, inni e preghiere.
Il momento centrale della serata è stato l’arrivo di Papa Leone XIV, accolto da un fragoroso applauso. Scortato dalla papamobile lungo il terreno ancora umido, ha camminato a piedi fino al grande palco, dove un Crocifisso al centro e il logo giubilare ai lati incorniciavano l’evento.
Nel suo discorso – pronunciato in tre lingue – il Pontefice ha risposto alle domande di alcuni giovani, toccando temi come la ricerca di senso, la resilienza interiore, il valore della vita comunitaria e la vocazione personale.
“Quando inseguite la felicità, è Gesù che state cercando”, ha detto citando San Giovanni Paolo II, ricordando anche due giovani pellegrine – Maria e Pascale, scomparse durante il viaggio verso Roma – e il giovane Ignacio Gonsalves, ricoverato al Bambino Gesù.
Dopo l’omelia, il silenzio ha avvolto Tor Vergata. È iniziata l’Adorazione Eucaristica, introdotta dal suggestivo Anima Christi del maestro Marco Frisina. Sotto le stelle, con le torce accese e i canti del coro diocesano di Roma, i giovani hanno vissuto un momento di raccoglimento davanti all’ostensorio proveniente dalla Cappella dell’Adorazione Perpetua di Torino, lo stesso davanti al quale pregarono San Giovanni Bosco e Pier Giorgio Frassati.
Mentre il giorno lasciava spazio al crepuscolo, migliaia di sacchi a pelo venivano sistemati in ordine spontaneo, trasformando l’enorme area in un accampamento ordinato e silenzioso. Alcuni si stringevano sotto ombrelli o giacche, altri raccontavano le emozioni del giorno. Ma tutti restavano, perché il momento non era finito, anzi, era appena iniziato.
Il volto giovane della Chiesa e la risposta a una sete più profonda
In un mondo dove la connessione è spesso solo virtuale, questo evento ha mostrato la forza del legame reale e spirituale. Migliaia di giovani hanno riposto i cellulari per ascoltare. Non per distrazione, ma per scelta. Un piccolo, grande segno di desiderio di autenticità, in un tempo che spesso la ignora.
Non tutti partivano da una fede salda, molti erano alla prima esperienza. Ma è proprio qui, tra un canto e una preghiera, che la scintilla può diventare fiamma. E Tor Vergata, per una notte, è stata il faro acceso su un futuro ancora possibile.





















