L’Associazione No Rotaie chiede garanzie ad APS e Comune: dopo il profit warning e il piano da 2 miliardi per ridurre il debito, servono certezze sulla fornitura dei 28 convogli.
Il pesante crollo delle azioni Alstom alla Borsa di Parigi, registrato oggi dopo la revisione al ribasso delle previsioni economico-finanziarie del gruppo francese, apre un nuovo interrogativo sul futuro della fornitura dei tram destinati alle linee SIR2 e SIR3 di Padova.
La multinazionale francese ha comunicato una drastica revisione delle proprie prospettive economiche per l’esercizio 2026/2027. Il margine operativo rettificato atteso è stato ridimensionato dal precedente 6,5% a circa l’1%, mentre la previsione sul flusso di cassa libero è passata da positiva a un assorbimento stimato di 1,5 miliardi di euro. Nel primo semestre il margine operativo rettificato si è attestato intorno al -4%, con un Free Cash Flow negativo per 1,248 miliardi.
Il titolo Alstom ha perso fino a quasi il 30% nelle prime fasi delle contrattazioni, mentre il gruppo ha annunciato un programma per ridurre l’indebitamento di circa 2 miliardi di euro entro settembre 2027.
Una situazione che, pur non rappresentando di per sé una dichiarazione di insolvenza, merita particolare attenzione da parte delle istituzioni padovane, considerato che Alstom è il costruttore incaricato di una fornitura strategica per la mobilità cittadina.
Liliana Gori: «Non vogliamo alimentare allarmismi, ma pretendiamo garanzie»
«Non siamo interessati a speculare sulle difficoltà di un’azienda e non intendiamo alimentare allarmismi infondati. Tuttavia, quando una multinazionale che deve realizzare una fornitura strategica per il territorio registra un significativo peggioramento delle proprie previsioni economiche, annuncia un importante piano di riduzione del debito e ha già accumulato ritardi produttivi, riteniamo doveroso chiedere chiarezza.
Il punto non è il valore delle azioni Alstom in Borsa, che riguarda gli investitori, ma ciò che questo scenario può significare per una commessa pubblica che coinvolge risorse ingenti e le aspettative di migliaia di cittadini.
Padova ha diritto di sapere se la produzione dei propri tram sia adeguatamente tutelata, se esistano risorse finanziarie e industriali sufficienti per completare la fornitura e se gli impegni contrattuali siano effettivamente sostenibili alla luce del nuovo scenario».
È la posizione di Liliana Gori, presidente dell’Associazione No Rotaie di Padova, che richiama l’attenzione sulla necessità di non sottovalutare le possibili conseguenze di una riorganizzazione industriale o societaria del gruppo.
Il nodo Bad Company: nessuna decisione annunciata, ma servono chiarimenti
Tra gli aspetti da approfondire vi è anche la natura delle operazioni che Alstom intende valutare per ridurre il proprio indebitamento.
La società ha annunciato l’esame di possibili interventi di natura organica e straordinaria, ma non ha comunicato la costituzione di una Bad Company sebbene il “chiacchiericcio” lo ventilino in modo non ufficiale. È tuttavia opportuno comprendere se il percorso di risanamento finanziario possa comportare cessioni di attività, trasferimenti di rami aziendali, riorganizzazioni societarie o separazioni tra attività produttive e passività.
Operazioni di questo tipo non comporterebbero automaticamente la cancellazione degli obblighi contrattuali, ma renderebbero necessario verificare chi manterrebbe la responsabilità delle forniture, quali garanzie continuerebbero a operare e quale soggetto disporrebbe delle risorse industriali necessarie per completare i mezzi.
«Non affermiamo che Alstom stia preparando una Bad Company, perché non abbiamo elementi per sostenerlo. Chiediamo però che venga chiarito se il piano di riduzione del debito possa comportare cambiamenti nella struttura societaria, negli stabilimenti, nelle attività produttive o nella gestione delle commesse.
Il rischio che deve essere prevenuto è quello di ritrovarsi con obblighi contrattuali formalmente esistenti, ma con una diversa disponibilità di risorse, competenze e capacità produttiva per rispettarli».
SIR2, una fornitura già in ritardo: 28 tram da completare
La questione assume un significato ancora più rilevante se rapportata alla situazione padovana.
Il contratto per i 28 nuovi tram a quattro casse, destinati prevalentemente alla SIR2 e anche alla SIR3, risale al 2022. Il cronoprogramma e le scadenze sono stati oggetto di differenti ricostruzioni pubbliche: l’assessore comunale Andrea Ragona ha riferito che 20 mezzi erano previsti entro il 30 giugno 2026 e che il completamento della fornitura dei 28 convogli era programmato entro giugno 2027, con un periodo di franchigia prima dell’applicazione delle penali.
Il ritardo produttivo è comunque un elemento concreto. Le notizie pubblicate nell’agosto scorso riferivano che a Padova erano arrivati soltanto due dei 28 convogli.
La successiva visita istituzionale negli stabilimenti alsaziani di Alstom, conclusasi il 30 ottobre, ha consentito di verificare la presenza di sette tram in differenti fasi di assemblaggio, tra cui due completati e altri in lavorazione.
Secondo quanto riferito dopo il sopralluogo, Alstom avrebbe ricondotto una parte rilevante del rallentamento a un blocco produttivo legato all’ammodernamento del progetto e della componente elettrica. L’azienda avrebbe inoltre indicato l’obiettivo di consegnare tre mezzi entro marzo, per poi procedere con forniture più regolari, senza tuttavia presentare un calendario dettagliato.
Per l’Associazione No Rotaie di Padova, la presenza di convogli in assemblaggio e di componenti disponibili è certamente un elemento da considerare, ma non equivale alla consegna, alla certificazione e all’effettiva disponibilità dei mezzi per il servizio.
Le domande che APS e Comune devono porre ad Alstom
«Non basta sapere quanti tram sono presenti negli stabilimenti. Occorre conoscere quanti siano realmente completati, quanti abbiano superato i controlli tecnici, quali siano i tempi di collaudo e soprattutto quando arriveranno a Padova.
Chiediamo pertanto che APS Holding e l’Amministrazione comunale acquisiscano da Alstom informazioni documentate e aggiornate sulla capacità produttiva effettivamente destinata alla commessa padovana, sul cronoprogramma vincolante delle consegne e sulle eventuali conseguenze del piano di riorganizzazione finanziaria annunciato.
È necessario sapere anche se la società che sottoscrive il contratto manterrà integralmente la responsabilità della fornitura, quali garanzie patrimoniali e contrattuali resteranno operative in caso di riorganizzazione e quali strumenti siano disponibili per tutelare gli investimenti pubblici.
Non dimentichiamo che il progetto delle nuove direttrici tranviarie coinvolge risorse pubbliche e finanziamenti PNRR per centinaia di milioni di euro. Non possiamo permetterci che eventuali difficoltà industriali o finanziarie del fornitore si traducano in ulteriori ritardi, maggiori costi o incertezze per la città».
La tutela dell’interesse pubblico viene prima delle rassicurazioni
«La nostra non è una posizione pregiudizialmente rivolta contro un’azienda, ma una richiesta di trasparenza e responsabilità.
Se Alstom è nelle condizioni di rispettare gli impegni, lo dimostri con un programma verificabile, risorse adeguate e date certe. Se invece il nuovo scenario finanziario dovesse comportare cambiamenti organizzativi o produttivi, Padova deve saperlo tempestivamente.
I cittadini hanno già sopportato cantieri, modifiche alla viabilità e disagi. Non possono essere lasciati anche nell’incertezza sui tempi di consegna dei mezzi. La mobilità pubblica è un servizio essenziale e gli investimenti pubblici devono essere accompagnati da controlli rigorosi. Chiediamo quindi che il Comune e APS non si limitino a prendere atto delle dichiarazioni del costruttore, ma esercitino fino in fondo il proprio ruolo di tutela della commessa e dell’interesse collettivo».























