«La Sharia, nelle sue applicazioni che negano alle donne libertà, autonomia e parità di diritti, rappresenta il Medioevo dei diritti femminili. È semplicemente inaccettabile. In Veneto non c’è spazio per sistemi di leggi paralleli che calpestino i diritti conquistati dalle donne e i principi della nostra Costituzione».
Lo dichiarano il consigliere regionale Eleonora Mosco, vicepresidente del gruppo Stefani Presidente, e il consigliere regionale Roberto Marcato Presidente della Terza Commissione, che hanno presentato una risoluzione in Consiglio regionale per ribadire la contrarietà alla Sharia e a qualsiasi forma di giustizia parallela in contrasto con l’ordinamento italiano.
«Libertà, autodeterminazione, dignità e parità tra uomo e donna non sono negoziabili. Contro ogni legge teocratica che pretenda di limitare questi diritti, devono prevalere le nostre leggi, la nostra Costituzione e le nostre libertà. Nessuna autorità religiosa può sostituirsi allo Stato o imporre regole discriminatorie sul nostro territorio».
«Troviamo allucinante la posizione dell’amministrazione comunale di Padova e il richiamo dell’assessore Bonavina al principio del “no al processo alle intenzioni”. Il rispetto delle garanzie giuridiche non può diventare un alibi per minimizzare una questione così delicata. Le istituzioni devono difendere con chiarezza i diritti delle donne, senza giustificare ciò che è incompatibile con i principi fondamentali della nostra Costituzione».
«Con questa risoluzione ribadiamo un principio inequivocabile: no alla Sharia come sistema normativo alternativo, no alle discriminazioni, no a qualsiasi tentativo di riportare le donne indietro di secoli. Il Veneto è una terra di libertà e uguaglianza: non c’è spazio per ordinamenti che calpestano la dignità femminile», concludono Mosco e Marcato.






















