La Camera Arbitrale Islamica Italiana finisce al centro di una presa di posizione politica a Padova. A intervenire sono Enrico Turrin, consigliere provinciale alla sicurezza di Fratelli d’Italia Padova, ed Eleonora Mosco, consigliere regionale del Veneto, vicepresidente del gruppo Stefani Presidente e capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Padova.
Al centro delle dichiarazioni c’è la richiesta di fare chiarezza sulle attività dell’organismo che, secondo quanto riferito da Mosco, nel proprio atto costitutivo indica una sede a Padova e pubblica un regolamento nel quale l’organo arbitrale viene definito «Tribunale Sciaraitico», con riferimenti ai precetti della Sharia.
I due esponenti politici chiedono in particolare di verificare quali attività vengano concretamente svolte, quali controversie siano eventualmente trattate e quali effetti vengano attribuiti alle eventuali decisioni.
Turrin: «In Italia la legge è uguale per tutti»
Enrico Turrin richiama innanzitutto il principio secondo cui, nel nostro ordinamento, la legge deve essere applicata a tutti i cittadini senza distinzioni legate al credo religioso.
«In Italia “La Legge è uguale per tutti” e l’unica legge è quella dello Stato», afferma il consigliere provinciale alla sicurezza di Fratelli d’Italia Padova, secondo il quale non possono esistere autorità che si pongano al di sopra o al di fuori dell’ordinamento giuridico.
Turrin chiede quindi approfondite indagini sulla vicenda e, qualora emergessero irregolarità, il ripristino delle condizioni che ritiene necessarie per garantire il rispetto dell’ordinamento costituzionale.
L’esponente di FdI invita inoltre chiunque ritenga di avere subito imposizioni da parte di organismi esterni alle autorità statali a rivolgersi agli organi competenti e a segnalare eventuali abusi.
Il tema dei cosiddetti tribunali religiosi
Nella sua dichiarazione, Turrin pone l’accento anche sulla questione dei cosiddetti tribunali religiosi.
La sua posizione è che non possano essere accettati meccanismi che, secondo la sua valutazione, finiscano per ledere i diritti fondamentali delle persone, con particolare attenzione alla condizione femminile.
Il consigliere collega questo tema anche alle iniziative parlamentari promosse da Fratelli d’Italia, sostenendo la necessità di evitare interpretazioni delle norme che possano, a suo giudizio, favorire comportamenti estranei allo Stato di diritto.
Mosco: «Qui comandano le leggi italiane»
Sul caso interviene anche Eleonora Mosco, che chiede di verificare nel dettaglio il funzionamento della Camera Arbitrale Islamica Italiana.
«Qui comandano le leggi italiane», afferma Mosco, sottolineando che nessuna norma religiosa dovrebbe poter essere utilizzata, secondo la sua posizione, per aggirare le disposizioni dell’ordinamento o comprimere i diritti delle persone.
La consigliera chiede quindi «piena chiarezza» sulle attività concretamente svolte dall’organismo e sulle garanzie applicate alle eventuali controversie.
Il regolamento e il riferimento al «Tribunale Sciaraitico»
Secondo quanto riferito da Mosco, l’organismo avrebbe un atto costitutivo nel quale viene indicata una sede a Padova e un regolamento che definisce l’organo arbitrale come «Tribunale Sciaraitico», richiamando l’applicazione di precetti della Sharia.
Nel testo, sempre secondo la dichiarazione della consigliera, sarebbero presenti anche riferimenti alle norme inderogabili del procedimento e alla parità di trattamento delle parti.
È proprio su questo punto che Mosco chiede ulteriori elementi: quali controversie siano state eventualmente sottoposte all’organismo, se siano già state assunte decisioni e quali effetti si intenda attribuire a tali decisioni.
La consigliera sottolinea che, a suo giudizio, la denominazione di camera arbitrale non sarebbe di per sé sufficiente a escludere la necessità di rispettare le garanzie previste dall’ordinamento italiano.
La questione della libertà delle donne
Una parte rilevante dell’intervento di Mosco riguarda la libertà delle donne.
La consigliera pone una domanda riferita al caso di una donna che fosse eventualmente costretta a indossare il velo e chiede quale posizione assumerebbe il cosiddetto «Tribunale Sciaraitico» rispetto alla libertà della donna di rifiutarlo.
«Nessuna donna deve subire imposizioni nell’abbigliamento, nelle relazioni o nelle scelte di vita», sostiene Mosco, ribadendo che, nella sua posizione politica, la libertà individuale deve prevalere su qualsiasi imposizione di carattere religioso.
Il tema viene quindi collegato dalla consigliera al principio della parità tra donne e uomini e alla tutela della libertà personale.
Libertà religiosa e rispetto dell’ordinamento
Mosco precisa inoltre che la libertà religiosa costituisce un diritto, ma sostiene che tale diritto non possa essere invocato per giustificare discriminazioni o regole che, secondo la sua valutazione, risultino incompatibili con i principi costituzionali.
Da qui il richiamo alla parità tra uomini e donne e al principio secondo cui i diritti individuali non dovrebbero dipendere dall’appartenenza a una determinata comunità religiosa.
La consigliera conclude ribadendo la propria posizione: «nessuna Sharia sopra le leggi italiane», collegando il concetto di integrazione alla condivisione di diritti, doveri e rispetto delle regole.
La richiesta: verificare attività e garanzie
Il punto centrale delle dichiarazioni di Turrin e Mosco è dunque la richiesta di accertare concretamente quale sia l’attività svolta dalla Camera Arbitrale Islamica Italiana e quali siano la natura e gli eventuali effetti delle sue decisioni.
























