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Napoli e la sua tradizione centenaria nell’arte della pizza, una speciale skill nota in tutto mondo (e soprattutto imitata) che ha fatto di questa speciale alchimia di farina e pomodoro un simbolo della bella Italia e dei suoi prodotti sani e genuini.

A continuare e divulgare questa tradizione centenaria nel suo locale a Brescia è un giovane trentenne campano, si chiama Ciro Di Maio. Nel suo sangue scorre un estro creativo unico per la gastronomia, in particolar modo, per la “sacra” pizza. Ma non parliamo della solita pizza napoletana, la sua è unica nel suo genere, perché come un artista crea le sue opere mai uguali tra di loro, anche Ciro sforna le sue pizze gourmet in un modo particolare e un po’ monello. “Le mie pizze devono essere tutte diverse – spiega Di Maio – perché sono fatte artigianalmente a mano e si deve vedere la firma di chi le fa. A me piace tirare le orecchie alle mie pizze, ognuna ha il suo carattere e devono mostrarlo. E così facendo mostrano pure il mio”.

L’indole creativa non è l’unica caratteristica che distingue Ciro, ma anche e soprattutto la sua natura solidale che in questo periodo rallentato dalla pandemia lo ha portato a perfezionare e a concretizzare dei progetti molto importanti che saranno avviati a breve. Uno di questi è in collaborazione col carcere di Brescia: “Farò delle videolezioni ad alcuni detenuti della struttura penitenziaria cittadina per insegnare loro il mestiere di pizzaiolo – racconta Ciro – è un modo per reinserirli nella società attivamente una volta che hanno scontato la loro pena, il lavoro ti salva la vita. A me l’ha salvata”.

Ciro ha iniziato a lavorare giovanissimo nel suo paese natio, a Frattamaggiore, in provincia di Napoli, in un quartiere molto povero. Diverse mansioni occasionali, intervallate a qualche anno all’Istituto Alberghiero che dovette abbandonare poi per potersi mantenere. Ma qualcosa gli diceva che la sua strada sarebbe stata un’altra, una passione che cresceva dentro giorno per giorno, il mondo dell’enogastronomia. Ed ecco l’occasione che lo aspettava dietro l’angolo, nel 2015 si trasferisce a Brescia e inizia a lavorare per una nota catena italiana di pizzerie e ristoranti di cucina mediterranea. Sacrificio e impegno sono il suo mantra, purtroppo però non bastano perché l’attività non va come sperato e i soci devono chiudere i battenti. Ciro non si abbatte e con coraggio riesce ad aprire una nuova società, assumendo inoltre tutti i suoi ex colleghi che erano rimasti senza lavoro. Così comincia l’avventura della sua “Pizza Madre”.

In breve, le sue pizze speciali dalle orecchie tirate sono le più richieste e a popolare il suo locale arrivano attori e calciatori famosi. “Non ci credevo – racconta Ciro – ho semplicemente realizzato quello che avevo in mente da sempre, l’idea di un’esperienza culinaria genuina e insieme innovativa, un ponte tra passato e contemporaneo con quel fare innocente di un monello”.

Olio Dop, Mozzarella di Bufala Campana dop, pomodorino del Piennolo, Ricotta di Bufala omogeneizzata e Porchetta di Ariccia Igp, sono solo alcuni degli ingredienti che personalmente seleziona e utilizza il giovane cuoco. E poi lei, la grande protagonista, la pasta. “Scegliamo ogni giorno il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata”, spiega. “Ne esce un impasto molto lievitato, morbido, idratato”. Una pizza originale da provare? Sicuramente il “battilocchio”, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia, una specialità napoletana.