Lo scontro in diretta durante Rosso&Nero
La segretaria della Lega di Padova, Federica Pietrogrande, è intervenuta pubblicamente dopo quanto accaduto durante la puntata odierna della trasmissione Rosso&Nero, in onda su Telenuovo. Secondo il racconto della stessa Pietrogrande, nel corso del confronto sarebbe stata ripetutamente attaccata e offesa da Roberto Tuninetti, vicepresidente della Cooperativa Levante e rappresentante di Sinistra Futura, che l’avrebbe apostrofata come “sciocchina” e le avrebbe attribuito un modo di parlare paragonato al ronzio di una zanzara, arrivando infine, secondo la sua versione, a storpiare il suo nome con un riferimento al proprio aspetto fisico.
«Il mio corpo non è un argomento politico»
Nella nota diffusa, Pietrogrande ha voluto innanzitutto chiarire la propria posizione personale, definendosi una donna pienamente soddisfatta di sé e dei risultati raggiunti nella propria vita, senza mai aver ambito a concorsi di bellezza né aver mai fatto dipendere il proprio valore dall’aspetto fisico. Proprio per questo, ha spiegato, trova particolarmente fuori luogo che il proprio corpo venga utilizzato come strumento di derisione in un confronto politico, un attacco che definisce di natura misogina e inaccettabile a prescindere dalla sicurezza personale di chi lo subisce.
La distinzione tra critica politica e attacco personale
La segretaria leghista ha tenuto a precisare di non essere nuova al confronto pubblico, spesso duro e aspro, e di aver ricevuto negli anni critiche di ogni genere senza mai sottrarvisi. Ha però voluto marcare una distinzione netta: una cosa, scrive, è contestare idee, posizioni politiche e dichiarazioni; un’altra è tentare di delegittimare una persona attraverso il proprio corpo o trasformarne il nome in una battuta. Secondo Pietrogrande, ricorrere all’attacco personale sarebbe il segno di chi non riesce, o non vuole, restare sul piano del confronto di idee.
L’appunto sulla coerenza dei valori dichiarati
Un passaggio della nota è dedicato a un rilievo di coerenza rivolto direttamente al proprio interlocutore: Pietrogrande si dice colpita dal fatto che un simile atteggiamento provenga da una persona che, per il ruolo ricoperto e per l’area politica e sociale rappresentata, richiama pubblicamente valori come accoglienza, inclusione e rispetto delle fragilità. Da qui l’interrogativo, posto direttamente nella nota, sulla coerenza tra questi principi dichiarati e il trattamento riservato a una donna portatrice di idee politiche differenti.
La decisione di rendere pubblico l’episodio
Pietrogrande spiega di aver ritenuto doveroso rendere pubblica la vicenda, sia come segretaria della Lega di Padova sia, prima ancora, come donna. Nella parte conclusiva della nota ribadisce di considerare legittime le differenze politiche, le critiche e persino uno scontro duro sul piano delle idee, ma non l’umiliazione personale, tanto più quando passa attraverso il corpo di una donna, augurandosi che chi si richiama quotidianamente ai valori dell’inclusione sappia applicarli anche di fronte a chi esprime posizioni politiche diverse dalle proprie.






















