L’ultimo voto del 2026 in Germania consegna un quadro politico che scuote Berlino, e non solo la capitale. Nel Land orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore l’ultradestra dell’AfD si impone come primo partito, mentre la CDU del cancelliere Friedrich Merz scivola per la prima volta nella sua storia fuori dal parlamento di un Land. A Berlino, invece, la vittoria va alla sinistra della Linke. Una doppia sconfitta che Merz ha commentato subito, ammettendo che il risultato è «un disastro» ma ribadendo che non intende fare passi indietro.
I numeri del voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore
Secondo le proiezioni delle emittenti pubbliche Ard e Zdf, l’AfD si colloca intorno al 38%, più del doppio del 16,7% ottenuto cinque anni fa, e supera i socialdemocratici della presidente uscente Manuela Schwesig. Il dato più clamoroso riguarda la CDU: i risultati preliminari la danno al 4,9%, sotto la soglia di sbarramento del 5%, con l’esclusione dal parlamento regionale per la prima volta in un Land. Nonostante l’affermazione, l’AfD da sola non basta per governare e la formazione di una maggioranza resta un rompicapo.
Berlino, la Linke scrive una pagina storica
Nella capitale la Linke sfiora il 25% con la candidata Elif Eralp, che ha celebrato l’esito parlando di storia scritta. La CDU, che esprimeva il sindaco uscente e ha schierato Stefan Evers, si ferma intorno al 19%. L’AfD è terza con il 15,8%, quasi sette punti in più rispetto al 2023 ma sotto il 18% che i sondaggi le attribuivano: il trionfo annunciato, a Berlino, non c’è stato. Verdi al 14,3%, mentre la SPD crolla al 12%, il peggior risultato di sempre. Con questi numeri sono possibili maggioranze di sinistra rosso-rosso-verde. Alta l’affluenza: 73%, contro il 63% del 2023.
Merz: «Mi assumo la responsabilità»
Pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, con i primi exit poll in mano, il cancelliere si è presentato alla sede della CDU per una mossa a sorpresa: riconoscere la sconfitta senza abbellirla e chiarire di voler «portare avanti il Paese» attraverso le riforme, assumendosi la responsabilità sia come cancelliere sia come presidente del partito. Alla vigilia Merz aveva rinunciato al viaggio a New York per l’Assemblea generale dell’Onu, segno di quanto la situazione interna fosse tesa. Il suo consenso personale, secondo le cronache, è ai minimi.
Il precedente della Sassonia-Anhalt
Il voto di domenica non arriva isolato. Il 6 settembre in Sassonia-Anhalt la CDU aveva dimezzato i consensi e l’AfD si era affermata con ampio margine, avvicinandosi all’elezione di un proprio presidente di Land. Il leader locale Ulrich Siegmund ha annunciato l’intenzione di formare il primo governo AfD entro fine anno, anche se la tenuta di un simile esecutivo resta tutta da dimostrare.
La linea di Weidel e il dilemma dei conservatori
La leader dell’AfD, Alice Weidel, ha chiesto a Merz di «trarre le conseguenze» dal risultato, sostenendo che il suo partito sia ormai il più forte del Paese e indicando come obiettivo di lungo periodo l’avvio di trattative con la CDU. È proprio questo il dilemma che i cristiano-democratici devono sciogliere: mantenere il cordone sanitario attorno all’estrema destra, con il rischio di veder ridursi ancora i propri voti, o cedere terreno con conseguenze politiche difficilmente reversibili.
Perché la Germania vota così
Gli osservatori collegano l’avanzata delle forze più radicali, di destra e di sinistra, al malcontento per il costo della vita, alla stagnazione economica e alle politiche del governo federale. Sempre più spesso, notano gli analisti, vincono partiti che con difficoltà trovano alleati disposti a coalizzarsi: la vera sfida per la Repubblica federale nei prossimi anni riguarda dunque la governabilità.
Che cosa aspettarsi ora
A Berlino si aprono le trattative per la nuova giunta; in Meclemburgo-Pomerania si dovrà verificare se le altre forze riusciranno a costruire una maggioranza senza l’AfD. A Berlino federale, intanto, si guarda alla tenuta della coalizione e alla capacità di Merz di dare seguito alla promessa di riforme. Il 21 settembre, in ogni caso, segna un nuovo punto di svolta per la politica tedesca e per gli equilibri dell’intera Unione europea.






















