Un caso senza precedenti: nessuno Stato ha rispettato la scadenza
Per la prima volta la Commissione europea apre una procedura d’infrazione non contro uno o alcuni Stati membri, ma contro tutti e ventisette contemporaneamente. Il motivo è il mancato recepimento, entro la scadenza del 29 maggio scorso, della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, meglio nota come “Case Green“. Un caso che assume un valore quasi simbolico: se l’intera Unione risulta inadempiente, la questione riguarda evidentemente la sostenibilità stessa degli obiettivi fissati a Bruxelles.
La direttiva, approvata nel 2024, punta a un patrimonio edilizio europeo a emissioni zero entro il 2050, con tappe intermedie di riduzione dei consumi energetici sia per gli edifici residenziali sia per quelli non residenziali. Le capitali avrebbero dovuto tradurre queste norme nei rispettivi ordinamenti nazionali entro fine maggio: cosa che, a oggi, non risulta essere avvenuta in nessun Paese dell’Unione.
Cosa prevede la procedura e quali sono i tempi
Con l’apertura della procedura, la Commissione ha inviato a tutti gli Stati membri le cosiddette “lettere di costituzione in mora“, il primo passaggio formale previsto dal diritto comunitario in caso di violazione delle norme Ue. Da questo momento, i governi nazionali hanno due mesi di tempo per rispondere e notificare l’avvenuto recepimento. In assenza di una risposta ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà emettere un parere motivato, il passo successivo dell’iter di infrazione, che in teoria può sfociare fino al deferimento alla Corte di Giustizia europea.
Per l’Italia si tratta della seconda procedura in pochi mesi collegata allo stesso dossier: a marzo era già stata aperta un’infrazione, insieme ad altri 18 Paesi tra cui Francia e Germania, per il mancato invio della bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, previsto con scadenza al 31 dicembre 2025.
Le reazioni della politica italiana ed europea
La notizia ha immediatamente riacceso lo scontro politico. Diversi esponenti della maggioranza di governo hanno criticato duramente l’impostazione della direttiva, parlando di una normativa “irrealistica” e scarsamente compatibile con le caratteristiche del patrimonio immobiliare italiano, tra i più datati d’Europa. Le critiche si concentrano soprattutto sulla difficoltà di applicare interventi di riqualificazione energetica su larga scala in tempi rapidi, senza un adeguato sostegno economico per famiglie e imprese.
Di segno opposto la posizione della Commissione, che difende l’impianto della direttiva sottolineando come le misure previste siano state precedute da valutazioni d’impatto e abbiano l’obiettivo dichiarato di ridurre le bollette energetiche, soprattutto per le famiglie che vivono in abitazioni con le prestazioni peggiori.
Le conseguenze pratiche per famiglie e imprese
Nell’immediato, l’apertura della procedura non comporta sanzioni né obblighi diretti per i cittadini. Ma la partita resta aperta e destinata a incidere, nei prossimi mesi, sulle politiche di riqualificazione energetica degli edifici, sugli incentivi disponibili e sulle strategie di investimento nel settore delle costruzioni. Il nodo centrale, per l’Italia come per gli altri Stati membri, resta trovare un equilibrio tra gli obiettivi climatici europei e la sostenibilità economica degli interventi richiesti al patrimonio immobiliare nazionale.






















