di Gori Claudio (direttore@irog.it)
A 16 mesi dalle prossime elezioni comunali, abbiamo intervistato Sebastiano Arcoraci, membro della segreteria di Forza Italia Padova, per analizzare scenari, criticità e identikit del futuro Sindaco di Padova.
I risultati delle regionali possono influenzare le comunali di padova?
«Occorre partire dall’esito delle Regionali che hanno visto l’elezione del Governatore Alberto Stefani con il 64%. Tuttavia, a Padova, il centro moderato si è fermato al 49%, contro il 48% del centrosinistra. Questo dimostra che la partita in città è apertissima. Ogni elezione fa storia a sé».
Sergio giordani non sarà ricandidabile: quanto pesa la sua eredità politica?
«Il Sindaco Sergio Giordani ha concluso due mandati. In città si percepisce una certa stanchezza verso un’amministrazione nata civica ma, nel tempo, sempre più orientata verso posizioni della sinistra, inclusa Coalizione Civica. Molti cittadini lamentano mancate risposte su sicurezza, traffico, commercio e qualità della vita».
Quali sono le principali criticità segnalate dai padovani?
«I temi sono concreti: traffico congestionato, cantieri e criticità legate al Tram; inquinamento – Padova è tra le città peggiori in Italia dopo Milano e Torino – aumento dei furti in casa secondo l’ultimo report de Il Sole 24 Ore, caro affitti, desertificazione commerciale e crescente insicurezza in alcune zone, come l’area Stazione».
Anche il commercio soffre?
«Sì. Molti operatori denunciano chiusure, calo di clientela e affitti elevati. La città sta vivendo una desertificazione commerciale senza precedenti. Serve un piano di rilancio che sostenga concretamente le attività produttive».
Alcune vicende amministrative hanno inciso sul consenso?
«Penso alla vicenda Fiera, con un deficit di 4 milioni, alla trasformazione in hub universitario e centro congressi, al futuro assetto dell’Interporto e all’operazione Hub Alì. Scelte che, secondo molti cittadini, hanno aumentato la cementificazione e ridotto la trasparenza percepita».
Il centrodestra deve già individuare un candidato?
«È presto per i nomi, ma non per il metodo. Non condivido la logica del manuale Cencelli o rivendicazioni di bandiera come quelle espresse dal segretario cittadino di Fratelli d’Italia. Il candidato deve nascere dal confronto su programma e visione».
Qual è l’identikit del prossimo sindaco di padova?
«Una figura – donna o uomo – di alto profilo culturale e politico, non necessariamente di partito, capace di dialogo con Regione e Governo, di costruire alleanze territoriali nel quadrante Verona–Vicenza–Treviso e di rilanciare Padova come motore del NordEst».
Lei parla di “Metodo Cambridge”: cosa significa?
«Mi riferisco a un modello partecipativo ispirato all’esperienza di Cambridge, dove comunità, categorie e istituzioni collaborano per una visione condivisa. Serve un “Rassemblement Popolare” che coinvolga forze moderate, associazioni e cittadini attivi».
Fiera e studentati?
“Parliamo di un sindaco che sarà ricordato tristemente anche per la vicenda Fiera con i suoi 4 Milioni di deficit ed ormai ridotta ad Hub Universitario e Centro Congressi; prossima ad essere inglobata dall’Interporto, anche quest’ultimo prossimo alla privatizzazione; o ricordato per la poca trasparente operazione dell’Hub Alì, con la conseguenza di aumentare ancor più l’indice di cementificazione di Padova, visti anche i prossimi 13 Studentati, privati, che saranno realizzati in Città. L’elenco sarebbe lungo. Personalmente credo che i Padovani non vedano l’ora di liberarsi di questa ‘mala gestio’ Giordaniana.”
Quanto sarà determinante l’affluenza?
«Credo che, a differenza del 44% delle Regionali, alle Comunali si possa superare il 60%, come già avvenuto nel 2022. I padovani sono attenti quando si tratta di scegliere il proprio Sindaco».
«Mutari licet: cambiare si può, cambiare si deve. Serve un coordinamento immediato tra forze popolari e moderate, con incontri periodici con categorie produttive e associazioni, per costruire un programma decennale di sviluppo. Padova merita una nuova visione».






















