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MANUELA BALDO: “L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE VA CONOSCIUTA, NON TEMUTA. ANCHE DAI GENITORI E INSEGNANTI, NON SOLO DAGLI STUDENTI”

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MANUELA BALDO: “L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE VA CONOSCIUTA, NON TEMUTA. ANCHE DAI GENITORI E INSEGNANTI, NON SOLO DAGLI STUDENTI”

8 Maggio 2026
in Cronaca, Italia, Padova, Sociale, Veneto

In un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando scuola, lavoro, comunicazione e relazioni sociali, comprendere davvero questa tecnologia è diventato fondamentale. Non solo per gli studenti, ma anche per genitori, insegnanti e cittadini. È da questa esigenza che nasce “Parliamo di IA. Strumenti, rischi e opportunità. Ediz. Illustrata”, il libro di Manuela Baldo, insegnante, musicista e divulgatrice che da anni lavora per avvicinare giovani e adulti a un uso consapevole delle nuove tecnologie.

Laureata con lode in Didattica della Musica e dello Strumento presso il Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria, Baldo ha costruito un percorso professionale capace di unire educazione, inclusione sociale e innovazione digitale. Nel 2008 si è esibita con un’orchestra scolastica composta da circa 40 alunni davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevendo un riconoscimento ufficiale dal Comune di Piove di Sacco. Nel 2017 il Presidente Sergio Mattarella le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nell’insegnamento della musica come strumento di integrazione e inclusione.

Manuela Baldo

Parallelamente, Manuela Baldo ha collaborato con l’Università di Padova in progetti sperimentali sulla realtà virtuale applicata all’apprendimento, pubblicati successivamente sulla rivista scientifica internazionale Computers & Education. Attiva anche nella lotta contro bullismo e cyberbullismo con l’associazione SoprusiStop, oggi promuove un’educazione digitale basata sul pensiero critico e sulla responsabilità.

Nel suo libro affronta temi cruciali come chatbot, IA generativa, fake news, privacy online, dipendenza tecnologica e sicurezza digitale, con un linguaggio semplice ma rigoroso. Il suo obiettivo è chiaro: aiutare le persone a comprendere l’IA per poterla utilizzare senza subirla.

Il suo motto sintetizza perfettamente questa missione: “Chi conosce, può scegliere”.

Intervista di Claudio Gori a Manuela Baldo

“L’IA non sostituirà l’essere umano, ma chi saprà usarla avrà un vantaggio enorme”. Professoressa Baldo, nel suo libro lei scrive che “l’IA non è il futuro, ma il presente”. Quanto è importante oggi alfabetizzare digitalmente famiglie e studenti?

È fondamentale. L’Intelligenza Artificiale è già dentro la nostra vita quotidiana: nei motori di ricerca, nei social network, nelle piattaforme di streaming, negli assistenti vocali e persino nella scuola. Ignorare questa realtà significherebbe lasciare i giovani senza strumenti per comprendere il mondo in cui vivono. L’alfabetizzazione digitale oggi deve andare oltre l’uso dei dispositivi: bisogna capire come funzionano gli algoritmi, quali dati raccolgono e come influenzano le nostre scelte.

Lei ha dedicato molti anni all’insegnamento e all’inclusione sociale. Come può l’IA diventare uno strumento educativo positivo?

L’IA può essere straordinaria se utilizzata nel modo corretto. Può personalizzare l’apprendimento, aiutare studenti con difficoltà, supportare la dislessia attraverso sintesi vocali e traduzioni, creare percorsi didattici su misura e stimolare la curiosità. Ma deve rimanere uno strumento di supporto, non un sostituto del pensiero umano. Il rischio è che i ragazzi smettano di ragionare autonomamente affidandosi sempre alla tecnologia.

Nel libro affronta il tema delle fake news e della disinformazione. Oggi ragazzi e adulti sanno davvero distinguere il vero dal falso?

Purtroppo spesso no. Viviamo in un flusso continuo di informazioni e molte persone tendono a credere a ciò che leggono senza verificare le fonti. Con l’IA generativa il problema aumenta, perché oggi è possibile creare testi, immagini e video estremamente realistici. Per questo è indispensabile insegnare il pensiero critico: verificare l’autore, confrontare più fonti, controllare la data e capire chi c’è dietro un contenuto.

Lei insiste molto sul fatto che l’IA non pensa come un essere umano. Perché è così importante ricordarlo?

Perché molte persone attribuiscono all’IA capacità che non possiede. Un chatbot può sembrare intelligente, ma non prova emozioni, non ha coscienza e non comprende davvero ciò che dice. Elabora dati e produce risposte basate su modelli statistici. È importante ricordarlo per evitare dipendenze emotive, manipolazioni o aspettative irrealistiche.

L’etica dell’Intelligenza Artificiale è uno dei temi centrali del suo libro. Qual è il rischio più grande oggi?

Il rischio più grande è usare strumenti potentissimi senza una guida etica adeguata. L’IA può migliorare medicina, istruzione e sicurezza, ma può anche amplificare discriminazioni, diffondere propaganda e violare la privacy. Dietro ogni algoritmo ci sono scelte umane, interessi economici e valori culturali. Per questo dobbiamo educare le nuove generazioni a interrogarsi sempre: chi ha creato questo strumento? Con quali obiettivi? Su quali dati è stato addestrato?

L’IA generativa può creare testi, musica, immagini e video. La creatività umana rischia di essere sostituita?

No, ma può essere impoverita se usata male. L’IA può aiutare a sviluppare idee, ispirare progetti e velocizzare alcuni processi creativi, ma non sostituirà mai completamente l’esperienza umana, l’empatia e la sensibilità artistica. Il problema nasce quando ci si limita a copiare contenuti generati automaticamente senza alcun contributo personale. La tecnologia deve stimolare la creatività, non appiattirla.

Lei parla molto anche di cyberbullismo e sicurezza online. Quanto è cambiato il ruolo dei genitori?

È cambiato enormemente. Oggi un genitore non può limitarsi a controllare il tempo davanti allo schermo. Deve conoscere le piattaforme, capire i rischi dei social network, insegnare la gestione della privacy e dialogare costantemente con i figli. Vietare senza spiegare spesso non funziona. I ragazzi devono sentirsi accompagnati, non controllati soltanto.

Il suo motto è “Chi conosce, può scegliere”. La paura dell’IA nasce più dall’ignoranza o dai rischi reali?

Entrambe le cose. I rischi esistono e sarebbe sbagliato negarli, ma spesso la paura nasce dalla mancanza di conoscenza. Quando comprendiamo come funziona una tecnologia, possiamo usarla in modo più consapevole. La vera sfida è proprio questa: non demonizzare l’IA, ma imparare a governarla.

Le scuole italiane sono pronte ad affrontare questa trasformazione tecnologica?

Alcune sì, altre molto meno. Esistono docenti straordinari che stanno sperimentando metodologie innovative, ma servono formazione, investimenti e linee guida chiare. Non possiamo lasciare gli insegnanti soli davanti a un cambiamento così veloce. La scuola deve diventare un luogo in cui si insegna non solo a usare l’IA, ma anche a comprenderne implicazioni etiche e sociali.

Che messaggio vorrebbe lasciare ai giovani che cresceranno insieme all’Intelligenza Artificiale?

Vorrei dire loro di non smettere mai di pensare con la propria testa. L’IA può essere un aiuto straordinario, ma il pensiero critico, l’empatia, la creatività e il giudizio morale restano qualità profondamente umane. La tecnologia deve amplificare il nostro potenziale, non sostituire la nostra umanità.

“L’IA è come un coltello: dipende da come la usiamo”

Nel libro, Manuela Baldo utilizza una metafora semplice ma efficace: “L’IA è come un coltello: può essere usato per tagliare il pane o per fare del male. Dipende da noi come la usiamo.”

Una frase che sintetizza il cuore del suo messaggio: il futuro dell’Intelligenza Artificiale non dipenderà soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto dalla capacità dell’uomo di guidarla con responsabilità, cultura e coscienza etica.

Tags: cronacaculturaemanuela baldoeventiintelligenza artificialeintervistalibropadovascuolasocialeveneto
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