Resta al centro del dibattito sportivo il caso Federcalcio. Lo scorso 6 ottobre la Giunta nazionale del Coni ha approvato all’unanimità il commissariamento della Figc, affidando la guida straordinaria a Giovanni Malagò, che fino a pochi minuti prima era il presidente della federazione. Una soluzione di compromesso che ha fatto parlare di «commissario di se stesso».
Alla base del caso c’è il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza: eletto il 22 giugno con il 68,58% dei voti dei delegati, non risultava tra i tesserati della Federcalcio, requisito previsto dallo Statuto per candidarsi. La questione era esplosa pubblicamente il 1° ottobre, con la trasmissione dei pareri legali a Giunta e Consiglio del Coni.
La gestione straordinaria durerà al massimo sei mesi e avrà il compito di assicurare l’ordinaria amministrazione e di condurre la federazione a nuove elezioni. L’assemblea elettiva, è stato precisato, si terrà entro e non oltre il 31 gennaio 2027, con la prima data utile indicata nel 14 dicembre.
Resta aperto il confronto politico e sportivo: per alcuni la soluzione è un modo per ricucire una frattura istituzionale senza cambiare il vertice, per altri apre interrogativi sull’opportunità di far gestire il passaggio a chi ne era stato il protagonista. In ogni caso il calcio italiano affronta la nuova fase con la nazionale impegnata in Nations League e con la leadership federale ancora da ridefinire alle urne.






















