Nulla di fatto, almeno per ora, nella battaglia giudiziaria tra Sigfrido Ranucci e la Rai.
La giudice del Tribunale del Lavoro di Roma, Donatella Casari, ha ascoltato venerdì mattina le parti sul ricorso urgente presentato dal conduttore di Report contro la propria rimozione dalla trasmissione, ma si è riservata la decisione, ritenendo il procedimento cautelare “sufficientemente istruito”. Alle parti è stato dato tempo fino al 30 settembre per depositare le proprie note scritte: solo dopo arriverà l’ordinanza.
Come si è svolta l’udienza
Ranucci è arrivato a piedi poco prima delle 11 nell’edificio di viale Giulio Cesare a Roma, accompagnato dai propri legali, e lo ha lasciato circa due ore dopo senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti presenti. Né il giornalista né il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, pure presente e citato come testimone, sono stati ascoltati direttamente dalla giudice. L’avvocato della Rai, Maurizio Santori, ha spiegato all’uscita che il giudice dovrà ancora valutare se disporre una prova orale oppure limitarsi ad acquisire una memoria scritta delle parti.
Le due scadenze che avevano reso urgente il ricorso
- Il 27 settembre era il termine, fissato dalla Rai a fine agosto, entro cui Ranucci avrebbe dovuto scegliere tra tre incarichi alternativi: Rainews, il Tg3 oppure la corrispondenza da Il Cairo.
- Questo termine è stato ora prorogato di 15 giorni, in attesa della decisione del tribunale.
- L’8 novembre resta la data di partenza della nuova stagione di Report, che la Rai ha già affidato a Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale.
Il contenuto del ricorso
Nell’atto, depositato il 15 settembre e lungo quasi cinquanta pagine, i legali di Ranucci contestano “radicalmente le ragioni indicate dalla Rai” alla base della rimozione e chiedono che il tribunale accerti, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento, disponendo l’immediato reintegro del giornalista nelle funzioni di autore e conduttore di Report. Ranucci, parte lesa nel procedimento relativo all’attentato subito nell’ottobre dello scorso anno, aveva dichiarato all’ingresso in tribunale di volersi attenere “a quello che decide il Tribunale”.
Le opzioni sul tavolo
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, dall’ordinanza attesa dopo il 30 settembre potrebbero derivare scenari molto diversi tra loro: il reintegro immediato alla conduzione di Report, il rientro in redazione con altre mansioni, oppure la conferma della decisione aziendale con un eventuale indennizzo a favore del giornalista. Nel frattempo, la vicenda continua a dividere anche il Consiglio di amministrazione della Rai, che nei giorni scorsi ha affrontato per la prima volta il caso in una riunione ufficiale.
La versione della Rai e il nodo Lavitola
L’azienda ha più volte ribadito di aver agito anche a tutela della credibilità del format, richiamando i rapporti personali tra Ranucci e Valter Lavitola, coinvolto nella vicenda dell’attentato subito dal conduttore. I legali del giornalista respingono questa lettura, sostenendo che la rimozione sia arrivata a stretto giro da ripetute pressioni politiche pubbliche contro Ranucci, un elemento che a loro giudizio configura un caso di discriminazione per motivi politici piuttosto che una scelta editoriale in senso stretto.
Con il termine per il deposito delle note fissato al 30 settembre, la decisione del tribunale potrebbe arrivare nei primissimi giorni di ottobre, a ridosso della nuova scadenza sulla scelta dell’incarico alternativo. Fino a quel momento, la vicenda resta sospesa tra aula di tribunale e dibattito pubblico, con il destino di uno dei programmi di inchiesta più seguiti della televisione pubblica ancora tutto da scrivere.






















