Seduta in forte accelerazione per le Borse europee, con Piazza Affari in testa grazie al crollo del prezzo del petrolio e alle prime aperture diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Il Brent è scivolato sotto la soglia dei 100 dollari al barile, il Wti ha perso oltre il 5%, mentre lo spread tra BTp e Bund si è ristretto di quattro punti base. Sullo sfondo, il vertice di giovedì alla Casa Bianca tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, dopo un incontro definito “molto positivo” tra le delegazioni economiche dei due Paesi.
I numeri della seduta
Milano ha chiuso in progresso dell’1,6%, seguita da Francoforte (+1%), Parigi (+0,8%) e Londra (+0,7%); a Wall Street il Nasdaq ha guadagnato l’1,6% e l’S&P 500 lo 0,9%. Sul fronte energetico il Wti è arretrato del 5,1% a 95,2 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto il 3,8% scendendo fino a 99,88 dollari, prima di riposizionarsi attorno a quota 100. In forte calo anche il gas: i future Ttf di Amsterdam hanno perso il 7,6%, tornando a 73,5 euro al megawattora.
Che cosa muove i mercati: Hormuz e la diplomazia
Il combinato tra allentamento delle tensioni nel Golfo e ripresa dei flussi energetici spiega il ribasso del greggio. Secondo l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando centrale statunitense, negli ultimi quindici giorni il transito di petrolio e gas attraverso lo stretto di Hormuz è tornato ai massimi degli ultimi sei mesi. Sul piano diplomatico, si moltiplicano i segnali di un possibile nuovo round di colloqui tra Washington e Teheran per porre fine al conflitto, dopo il fallimento dei negoziati del fine settimana.
L’effetto sui titoli di Stato italiani
Il brusco calo del petrolio ha sostenuto anche il mercato obbligazionario europeo, alimentando le aspettative di un rallentamento dell’inflazione legata ai costi energetici. I rendimenti dei BTp hanno ceduto circa dodici punti base, portandosi al 4,31%, mentre lo spread con il Bund si è ristretto di quattro punti, a quota 87. Un contesto favorevole che si intreccia con l’attesa per i dati Istat sul deficit, attesi in giornata.
Le banche italiane sono state tra i titoli protagonisti, con Banco Bpm in evidenza sopra il 4% grazie alle indiscrezioni su un possibile dialogo tra Unicredit e Credit Agricole per un intervento congiunto su Piazza Meda.
Il vertice Trump-Xi e il dialogo Usa-Cina
A dare ulteriore spinta ai listini è stato l’esito degli otto ore di colloqui a New York tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vice primo ministro cinese He Lifeng, definiti “di grande successo” dallo stesso Bessent. Le due delegazioni hanno discusso la creazione di un meccanismo di notifica reciproca su incidenti e minacce alla sicurezza, ribattezzato “Dialogo Usa-Cina sull’intelligenza artificiale”. L’incontro ha gettato le basi per il summit di giovedì alla Casa Bianca tra Trump e Xi Jinping, confermato ufficialmente da Pechino.
I rischi non ancora archiviati
Nonostante l’ottimismo della seduta, gli analisti invitano alla cautela: i colloqui Usa-Iran restano fragili, come dimostra il fallimento del round negoziale del fine settimana, e una nuova escalation nel Golfo potrebbe riportare rapidamente il petrolio sopra la soglia dei 100 dollari. Anche il fronte ucraino, con le elezioni russe appena concluse e i raid con droni su Mosca, resta un fattore di instabilità che i mercati continuano a monitorare con attenzione.
L’attenzione ora si sposta sugli sviluppi diplomatici in vista di un possibile nuovo incontro Usa-Iran, sul vertice Trump-Xi di giovedì e sui dati macroeconomici italiani attesi in giornata dall’Istat. Ogni notizia sul fronte energetico o geopolitico potrà, nel breve periodo, muovere sensibilmente sia il prezzo del petrolio sia l’andamento di Piazza Affari.






















