in collaborazione tra Claudio Gori e Samina Seyed
Un debutto notturno che ha lasciato il pubblico senza fiato
Alle 23:50 di lunedì 7 settembre 2026, la Sala Grande della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è trasformata, di fatto, nel palcoscenico del “midnight movie” del festival. Sullo schermo è arrivato “No Paradise If You Are Killed by a Woman”, il nuovo film scritto, diretto e prodotto dal regista curdo-norvegese Halkawt Mustafa, presentato Fuori Concorso nella sezione Venice Out of Competition della kermesse veneziana.
Va precisato, a scanso di equivoci diffusi in rete: non si tratta di un documentario in senso stretto, bensì di un lungometraggio di finzione — il quarto film della carriera di Mustafa, dopo il documentario “Hiding Saddam Hussein” del 2023 — costruito però su basi fortemente reali: le testimonianze raccolte dal regista tra le combattenti curde che hanno affrontato lo Stato Islamico, e ispirato anche alla storia della premio Nobel per la Pace Nadia Murad, sopravvissuta al genocidio yazida del 2014.
La trama: una cecchina Peshmerga torna a Mosul
Al centro della storia c’è Vyan, interpretata dall’attrice Avan Jamal, una cecchina curda dei Peshmerga che fa ritorno a Mosul per cercare la sorella minore, creduta morta dal 2014, quando la città cadde nelle mani dell’ISIS. Girato realmente tra le rovine di Mosul, con la fotografia di John-Erling Holmenes Fredriksen, il film alterna sequenze d’azione dal ritmo serrato — tra cecchinaggio e scontri ravvicinati — a momenti di intensa introspezione, in cui il peso della guerra si misura non in numeri, ma in cicatrici personali.
Nel cast figura anche l’attore norvegese Thorbjørn Harr, mentre la produzione porta la firma della casa norvegese Hene Films, in coproduzione internazionale tra Norvegia, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Svezia. Il film è stato inoltre selezionato come rappresentante dell’Iraq nella corsa al Premio Oscar come Miglior Film Internazionale.
Non vittime, ma combattenti: il cuore del racconto
Ciò che rende “No Paradise If You Are Killed by a Woman” diverso da tanti racconti bellici è la scelta di collocare la forza femminile al centro di una guerra a lungo raccontata attraverso sguardi maschili. Le donne Peshmerga non sono qui figure da salvare, ma soggetti attivi: imbracciano le armi, combattono, proteggono le altre, sopravvivono. Una forza che, come raccontano le prime recensioni internazionali arrivate dal Lido, non è mai mostrata come eroismo di facciata, ma come il prezzo pagato — fatto di perdita, trauma e resistenza quotidiana — da donne reali.
Ed è proprio in questa verità che il film trova la sua energia più autentica: gli spettatori presenti alla proiezione veneziana raccontano di essere usciti dalla sala profondamente scossi, non tanto per la violenza in scena, quanto per la sensazione di aver assistito a qualcosa di più grande di un film di guerra — un ritratto di sorellanza, memoria e sopravvivenza.
La domanda che circola tra gli addetti ai lavori: perché Fuori Concorso?
Tra gli osservatori presenti a Venezia 83 non è mancato un interrogativo: perché un film capace di generare un’emozione così intensa in sala non compete per il Leone d’Oro? La collocazione Fuori Concorso, va ricordato, non è di per sé un giudizio sul valore artistico dell’opera — le sezioni del festival rispondono a criteri diversi, tra cui la natura più marcatamente “di genere” e mainstream del film — ma resta un tema dibattuto tra critica e pubblico, proprio perché “No Paradise If You Are Killed by a Woman” porta per la prima volta una storia curda, e delle combattenti Peshmerga, su uno dei palcoscenici cinematografici più prestigiosi al mondo.
“Jin. Jiyan. Azadî.”: donna, vita, libertà
Se c’è un’immagine capace di riassumere lo spirito del film, è racchiusa in tre parole curde diventate, ben oltre i confini del Kurdistan, un grido universale di dignità e resistenza: Jin. Jiyan. Azadî. — Donna. Vita. Libertà. Guardare queste combattenti rifiutarsi di scomparire restituisce a quelle tre parole un significato che va oltre lo slogan: diventano, sullo schermo, qualcosa di vivo.
Scheda del film
| Voce | Dettaglio |
| Titolo | No Paradise If You Are Killed by a Woman |
| Regia, sceneggiatura, produzione | Halkawt Mustafa |
| Protagonista | Avan Jamal (Vyan) |
| Cast | Avan Jamal, Thorbjørn Harr |
| Produzione | Hene Films AS (Norvegia), in coproduzione con Iraq, Emirati Arabi Uniti, Svezia |
| Fotografia | John-Erling Holmenes Fredriksen |
| Festival | 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia |
| Sezione | Venice Out of Competition |
| Data di anteprima mondiale | 7 settembre 2026 |
| Location riprese | Mosul, Iraq |
| Candidatura Oscar | Rappresentante dell’Iraq per il Miglior Film Internazionale |

























