A distanza di quasi dieci mesi dall’esplosione che semi distrusse le auto di Sigfrido Ranucci davanti alla sua abitazione, l’inchiesta sull’attentato al conduttore di Report arriva a una svolta pesante: l’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e trasferito in carcere, ritenuto dalla Procura di Roma il mandante dell’azione dinamitarda compiuta il 16 ottobre 2025 a Pomezia.
La misura cautelare e le accuse
La misura restrittiva è stata disposta dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, che contesta a Lavitola diversi reati legati all’utilizzo dell’ordigno esplosivo, tra cui quello di strage, con l’aggravante del metodo mafioso. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo. Contestualmente, il gip ha emesso un mandato di arresto anche per il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario tra Lavitola e la banda di quattro persone che avrebbe materialmente compiuto l’azione, e che risulterebbe attualmente latitante in Africa.
Il movente ricostruito dagli inquirenti
Secondo quanto scritto dal gip nell’ordinanza, l’attentato sarebbe stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare progetti di natura politica riconducibili allo stesso indagato, che avrebbe sperato di ritagliarsi un ruolo di primo piano in un eventuale nuovo scenario politico legato all’ascesa pubblica di Ranucci. Un’ipotesi che gli inquirenti definiscono sorprendente rispetto alla lettura iniziale del caso, quella di un attentato intimidatorio legato alle inchieste giornalistiche del conduttore.
La reazione di Ranucci e del suo legale
Il conduttore di Report ha respinto pubblicamente ogni ipotesi di essere stato in qualche modo manovrato, definendo ipocrite le accuse in tal senso e ricordando come Lavitola fosse una figura ben nota, presente nelle agende di gran parte dei direttori di giornali italiani. L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha sottolineato come l’arresto confermi la gravità e la complessità dell’attentato subito dal suo assistito, ribadendo l’importanza di chiarire fino in fondo movente e contesto in cui è maturata l’azione.
I prossimi passaggi dell’inchiesta
Valter Lavitola, come previsto per chiunque sia sottoposto a un procedimento penale, resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva. Gli investigatori continuano a lavorare per individuare con esattezza il contesto in cui sarebbe maturato il progetto, oltre a proseguire la ricerca del latitante Tavares. L’attentato di Pomezia resta a oggi uno dei casi più delicati riguardanti la sicurezza dei giornalisti in Italia degli ultimi anni.
La dichiarazione di Ranucci sul presunto depistaggio in un suo post del 23 luglio
“In merito a quanto riportato da Il Giornale su un mio presunto tentativo di depistaggio nel ricostruire i moventi del mio attentato, è falso che io li abbia attribuiti alle inchieste che riguardavano la Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, con la quale al di là di differenti punti vista, mi ha legato un rapporto sincero. Ho semplicemente risposto alle domande dei magistrati che mi chiedevano quali inchieste stava preparando Report per la stagione 2025-2026. Inchieste che sono andate regolarmente in onda.”




















