Una crisi che si avvia lentamente alla normalità
A distanza di alcuni giorni dall’ingresso di oltre 50mila persone in poche ore, la situazione a Ceuta sta lentamente tornando alla normalità, anche se non del tutto. Alcune centinaia di migranti restano ancora in città, dove proseguono i pattugliamenti di esercito e polizia, mentre secondo il governo spagnolo circa 48.500 delle 50mila persone entrate sono già rientrate in territorio marocchino.
Il vertice europeo convocato per il 4 agosto
I ministri dell’Interno dell’Unione europea si riuniranno il 4 agosto in videoconferenza per discutere quanto accaduto a Ceuta, come annunciato dal premier irlandese Michael Martin, presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. Il vertice arriva dopo le richieste sia della Spagna sia del fronte guidato da Italia e Danimarca, che con una lettera firmata da 22 Paesi ha sollecitato una valutazione congiunta della crisi e una risposta europea coordinata sulla gestione dei confini esterni.
Chi resta ancora nell’enclave spagnola
Se la quasi totalità dei cittadini marocchini entrati durante la crisi ha fatto ritorno a casa, restano ancora a Ceuta diverse persone originarie dell’Africa subsahariana, che si trovavano in Marocco come tappa di un più lungo percorso migratorio verso l’Europa e che ora intendono richiedere asilo, come previsto dal diritto internazionale. Le autorità spagnole, non ancora attrezzate per processare rapidamente le domande, hanno concentrato il gruppo rimasto in un’area della città dove le condizioni di accoglienza restano precarie.
Il sostegno di Trump al Marocco sul Sahara occidentale
Nel pieno della crisi diplomatica tra Madrid e diversi governi europei, tra cui quello italiano, è emerso anche un messaggio del presidente statunitense Donald Trump al sovrano del Marocco, in cui Washington ribadisce il proprio sostegno alle posizioni di Rabat sulla questione del Sahara occidentale. Un intervento che aggiunge un ulteriore elemento geopolitico a una vicenda già segnata da forti tensioni tra Spagna, Marocco e diversi Paesi dell’Unione europea sulla gestione dei flussi migratori lungo il confine nordafricano.






















