di Gori Claudio (direttore@irog.it)
Intervista a F.D., di Casa della Carta di Rubano
Investire sul territorio, credere nel commercio di prossimità e rilanciare una storica attività locale. Era questo l’obiettivo con cui F.D. ha deciso nel 2024 di rilevare Casa della Carta, azienda specializzata in cancelleria, packaging per farmacie e negozi, prodotti per l’imballaggio e l’igiene.
A distanza di pochi mesi, però, l’entusiasmo iniziale avrebbe lasciato spazio a una crescente preoccupazione legata ai cantieri del nuovo sistema tranviario SIR2 lungo Via della Provvidenza, un intervento infrastrutturale destinato a modificare profondamente la viabilità dell’area.
Secondo Casa della Carta, gli effetti sul tessuto commerciale locale sarebbero già evidenti e aziendalmente disastrosi.
F.D., quando avete deciso di investire in Casa della Carta?
«Abbiamo rilevato l’attività nel 2024 con grande entusiasmo. Parliamo di una realtà conosciuta nel territorio, con una clientela fidelizzata e una storia importante alle spalle. L’idea era consolidare e sviluppare ulteriormente il servizio alle imprese, alle farmacie, ai negozi e ai privati.»
Quando avete iniziato a percepire le prime difficoltà?
«Con l’avvio dei cantieri SIR2 e le modifiche alla viabilità. Progressivamente abbiamo notato una diminuzione dell’afflusso dei clienti. Mese dopo mese il calo è diventato sempre più evidente, fino a incidere pesantemente sul fatturato.
Avete cercato un confronto con le istituzioni?
«Sì. Abbiamo segnalato più volte le difficoltà che stavamo vivendo e chiesto attenzione per una situazione che riteniamo molto delicata. Il nostro obiettivo non era fermare i lavori, ma trovare soluzioni che aiutassero le attività economiche a superare una fase così complessa.»
Quali risposte avete ricevuto?
«Dal nostro punto di vista non abbiamo ottenuto risposte concrete in grado di affrontare il problema. Ci siamo sentiti lasciati abbandonati, soli ad affrontare una situazione che per una piccola e media impresa può diventare estremamente difficile da sostenere»
Avete tentato altre strade per salvaguardare l’attività?
«Assolutamente sì. Abbiamo deciso di investire ulteriormente prendendo in affitto un nuovo punto vendita sempre lungo Via della Provvidenza. Era un tentativo per mantenere visibilità e accessibilità alla clientela. Abbiamo fatto uno sforzo economico importante nella speranza di limitare gli effetti negativi della situazione. Inoltre, stiamo tuttora investendo nell’ambito della mobilità e della logistica al fine di garantire un’assistenza ottimale alla clientela e raggiungere capillarmente tutto il territorio di utenza. La strategia prevede il potenziamento dei servizi logistici a nostro carico, con l’obiettivo di consolidare il legame con i clienti storici e andare incontro alle esigenze dei nuovi potenziali partner.»
I risultati sono stati quelli sperati?
«Al momento no. Le strategie delineate nella precedente risposta costituiscono passaggi imprescindibili per salvaguardare la continuità aziendale. È evidente che, a fronte di un calo del fatturato superiore al 50% e di un contestuale aumento della maggior parte dei costi, il rischio di pregiudicare la sostenibilità economico-finanziaria sia estremamente concreto.»
Quali conseguenze avete dovuto affrontare?
«Abbiamo dovuto rivedere ogni voce di spesa, rinviare investimenti e adottare misure di contenimento dei costi. È una situazione che genera forte preoccupazione perché non sappiamo quanto a lungo possa protrarsi senza ulteriori conseguenze.»
Cosa chiedete oggi alle istituzioni?
«Innanzitutto ascolto. Comprendiamo l’importanza delle opere pubbliche e delle discutibili infrastrutture strategiche del SIR2, ma crediamo che durante la realizzazione di interventi così impattanti debbano essere previste misure di accompagnamento per le attività economiche coinvolte. Il commercio di prossimità rappresenta un presidio sociale oltre che economico.»
Perché avete deciso di rendere pubblica la vostra situazione?
«Perché riteniamo che il nostro caso non sia isolato. Parlando con altri operatori del territorio abbiamo raccolto preoccupazioni simili. Portare queste difficoltà all’attenzione dell’opinione pubblica significa dare voce a una parte del tessuto economico che teme di non riuscire ad arrivare alla fine dei lavori nelle stesse condizioni in cui era partito. Ci vediamo costretti a portare la nostra situazione all’attenzione della stampa e dei canali digitali. Nel frattempo, ci tuteleremo nelle sedi opportune. Riteniamo inaccettabile che il danno economico, debba ricadere esclusivamente sulle spalle del commerciante. Non si può pretendere che un’attività affronti da sola, quotidianamente, i disagi di un autentico disastro logistico senza avere la capacità economica per finanziarsi o sostenersi”.
Un tema che riguarda l’intero territorio
La vicenda raccontata da Casa della Carta riaccende il dibattito sugli effetti dei cantieri del progetto SIR2, da molti definito obsoleto assieme al SIR3, sul commercio locale. Se da un lato infrastrutture come il tram vengono generalmente considerate investimenti strategici per la mobilità e lo sviluppo urbano, dall’altro molti operatori economici evidenziano le difficoltà che possono emergere durante le fasi di cantiere.
Nel caso di Rubano, la testimonianza di Casa della Carta porta all’attenzione il tema dell’equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela delle attività economiche che operano quotidianamente sul territorio.
La sfida, secondo molti commercianti, è evitare che i benefici attesi nel lungo periodo si traducono, nel breve periodo, in conseguenze irreversibili per imprese che rappresentano una parte significativa dell’economia locale.

























