Smantellata una rete criminale attiva all’interno della Casa circondariale
Una rete organizzata capace di introdurre droga, smartphone e microtelefonini all’interno del carcere di Taranto utilizzando perfino droni telecomandati. È quanto emerso da una vasta operazione condotta dalla Squadra Mobile di Taranto, con il supporto della Polizia Penitenziaria, che ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, di traffico di stupefacenti, corruzione e introduzione illecita di dispositivi elettronici in carcere.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Taranto, ha fatto luce su un sistema criminale sofisticato che avrebbe trasformato alcune sezioni della Casa circondariale in un vero e proprio mercato parallelo della droga.
Hashish e cocaina venduti ai detenuti a prezzi maggiorati
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il traffico sarebbe stato gestito da tre detenuti del reparto di media sicurezza, che avrebbero organizzato la distribuzione di hashish e cocaina all’interno della struttura penitenziaria.
Le sostanze stupefacenti venivano rivendute ai detenuti a prezzi molto superiori rispetto a quelli del mercato esterno, generando un giro illecito particolarmente redditizio.
Per alimentare il traffico, il gruppo si sarebbe avvalso della collaborazione di familiari, amici e soprattutto di esperti dronisti, incaricati di recapitare droga e cellulari direttamente vicino alle finestre delle celle attraverso voli notturni sopra il carcere.
Coinvolto anche un agente della Polizia Penitenziaria
Uno degli aspetti più gravi emersi dall’indagine riguarda il coinvolgimento di un agente della Polizia Penitenziaria, accusato di aver favorito il gruppo criminale.
L’uomo sarebbe stato arrestato dopo il ritrovamento, nella sua auto parcheggiata all’interno del carcere, di circa 900 grammi di hashish, alcuni grammi di cocaina, numerosi smartphone e schede telefoniche.
Gli investigatori ritengono che il pubblico ufficiale fosse diventato un punto di riferimento logistico per le attività illecite all’interno della struttura.
Pagamenti con bonifici e sigarette usate come moneta
Le indagini hanno documentato anche il sistema utilizzato per i pagamenti. I detenuti acquirenti avrebbero effettuato bonifici bancari e ricariche su carte prepagate per saldare gli acquisti di droga e telefoni.
In altri casi, il pagamento sarebbe avvenuto attraverso pacchetti di sigarette, successivamente rivenduti a tabaccai compiacenti del territorio tarantino.
Un sistema articolato che dimostra l’elevato livello di organizzazione raggiunto dal gruppo criminale.
Arrestati anche due dronisti e una coppia di Grottaglie
Nel corso dell’attività investigativa, la Squadra Mobile ha arrestato una coppia residente a Grottaglie trovata in possesso di circa un chilogrammo di hashish, una trentina di telefoni cellulari, numerose SIM card e un drone di grandi dimensioni utilizzato per le consegne illegali.
Fermati anche due dronisti nelle campagne adiacenti al carcere, sorpresi con droga, caricabatterie e telefoni cellulari pronti per essere trasportati oltre la recinzione della struttura penitenziaria.
Delle 11 persone coinvolte nell’operazione cinque sono finite in carcere, cinque agli arresti domiciliari e una è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Due dei destinatari delle misure detentive risultavano già reclusi per altre cause.
Un sistema criminale che riapre il tema della sicurezza nelle carceri
L’operazione riporta al centro il tema della sicurezza nelle carceri italiane e delle nuove tecnologie utilizzate dalla criminalità organizzata per aggirare controlli e sistemi di sorveglianza.
L’utilizzo dei droni per introdurre droga e cellulari rappresenta infatti una delle nuove frontiere del traffico illecito negli istituti penitenziari italiani, fenomeno che negli ultimi anni ha registrato un aumento significativo.





















