Due giornate di mobilitazione in tutta Italia
Prosegue oggi il secondo e ultimo giorno di sciopero dei medici di medicina generale convenzionata, proclamato dal Sindacato Medici Italiani contro l’accordo collettivo nazionale stralcio sulle Case della Comunità sottoscritto lo scorso 23 giugno. La mobilitazione, iniziata ieri, ha visto lo svolgimento di assemblee e manifestazioni in diverse città, tra cui Roma, Milano, Napoli, Palermo, Pescara e Rieti.
La protesta comporta possibili disagi per i cittadini che necessitano di prestazioni ambulatoriali o di ricette da parte del proprio medico di famiglia, sebbene restino garantite le prestazioni considerate urgenti e indifferibili secondo la normativa vigente in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Il nodo del debito orario e del ruolo unico
Al centro della vertenza vi sono due questioni ritenute decisive dal sindacato: il cosiddetto debito orario nelle Case di Comunità, che prevede per i medici di famiglia l’obbligo di svolgere almeno sei ore settimanali di servizio all’interno di queste strutture, e l’istituzione di un ruolo unico della medicina generale, previsto dalla riforma in discussione.
Secondo la segreteria nazionale del sindacato, in assenza di impegni precisi da parte della controparte pubblica, i medici sarebbero stati costretti a ricorrere allo strumento dello sciopero per far valere le proprie posizioni e difendere quella che definiscono la dignità della professione, oltre che il diritto alla salute dei cittadini.
Le proposte del sindacato e la posizione della Fimmg
La piattaforma rivendicativa presentata dall’organizzazione sindacale comprende l’istituzione di un doppio canale con accesso volontario al rapporto di dipendenza, l’attivazione di una scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, la reintroduzione dell’area della medicina dei servizi, il potenziamento degli organici del servizio di emergenza 118 e il riconoscimento di tutele adeguate in materia di infortunio e maternità.
Da segnalare che la Federazione italiana medici di medicina generale, la principale sigla sindacale della categoria, ha scelto di non aderire allo sciopero, pur dichiarando di comprendere il disagio espresso in particolare dai colleghi più giovani, alle prese con carichi di lavoro ritenuti sempre più gravosi e spesso non direttamente riconducibili all’attività clinica.
Perché la notizia è rilevante
La vertenza sulla medicina generale tocca il cuore della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale finanziata attraverso il PNRR, un processo destinato a ridisegnare il rapporto tra cittadini e servizio sanitario di prossimità in tutto il Paese, in un contesto già segnato da una significativa carenza di medici di famiglia.





















