Il via libera di Palazzo Madama e il ritorno alla Camera
Il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, ribattezzata dai suoi promotori Stabilicum, dopo aver introdotto una serie di modifiche rispetto al testo già licenziato dalla Camera. Il provvedimento tornerà ora a Montecitorio, dove è calendarizzato in aula per il 28 settembre, mentre il governo starebbe valutando la possibilità di ricorrere alla questione di fiducia per accelerare l’iter di approvazione definitiva.
Tra le novità introdotte a Palazzo Madama figurano il meccanismo delle preferenze, definito però finto dalle opposizioni, la conferma dei capilista bloccati e l’innalzamento a 450mila firme del requisito richiesto alle nuove formazioni politiche per presentare le proprie liste, un passaggio che ha suscitato le proteste più accese delle forze di minoranza.
La simulazione YouTrend: solo il 43% eletto con le preferenze
Secondo l’ultima elaborazione diffusa dall’istituto di analisi YouTrend, con il nuovo impianto normativo i parlamentari effettivamente eletti attraverso le preferenze espresse dai cittadini si attesterebbero attorno al 43% del totale, con una percentuale leggermente più elevata alla Camera (44%) rispetto al Senato (42%). Di conseguenza, quasi il 60% di deputati e senatori risulterebbe scelto direttamente dalle segreterie dei partiti.
Il dato, spiegano gli analisti, è stato stimato proiettando una quota di pluricandidature sulla base dello storico delle ultime consultazioni politiche e applicando il premio di maggioranza previsto dalla riforma, che assegna 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi alla coalizione vincente. Nel dettaglio, risulterebbero eletti con le preferenze circa il 50% dei candidati nelle liste della coalizione vincitrice e il 30% di quelli delle altre formazioni.
Il meccanismo dello scorrimento e le critiche delle opposizioni
Il sistema si fonda su un mix di elementi: capilista bloccati, preferenze per i restanti candidati e un meccanismo cosiddetto di scorrimento, per cui chi corre nel listino del premio di maggioranza deve candidarsi anche nei collegi plurinominali in posizione di testa, liberando così il proprio posto a favore di chi viene eletto con le preferenze in caso di vittoria della coalizione.
Le forze di opposizione contestano l’impianto complessivo della riforma, ritenendo che il sistema delle preferenze risulti nei fatti fortemente depotenziato, in particolare per le liste di dimensioni contenute, e sollevano critiche sull’entità del premio di maggioranza, ritenuto capace di introdurre significative distorsioni tra la percentuale di voti raccolti e quella dei seggi effettivamente assegnati.
La riforma del sistema elettorale ridefinisce le regole con cui verrà eletto il prossimo Parlamento, incidendo direttamente sul rapporto tra elettori e rappresentanti e sull’equilibrio complessivo del sistema politico italiano, con effetti destinati a protrarsi ben oltre l’attuale legislatura.





















