Il verdetto dell’udienza preliminare
Si è chiuso con sei condanne, dodici assoluzioni e due rinvii a giudizio il procedimento sull’inchiesta relativa a una maxi frode fiscale del tipo carosello che ha coinvolto la magistratura patavina. Il verdetto, pronunciato dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Padova, Elena Lazzarin, riguardava un’inchiesta complessa articolata su 63 capi d’imputazione, che spaziavano dall’associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali, all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto, fino al riciclaggio e all’autoriciclaggio.
Il giudice ha accolto solo in parte le richieste di condanna formulate dalla pubblica accusa della Procura Europea, l’Eppo, rappresentata dalla pm Donata Costa, non riconoscendo l’aggravante della transnazionalità nella condotta contestata agli imputati, un elemento che avrebbe comportato un inasprimento significativo delle pene.
Oltre 9 milioni di euro di risarcimento e le confische disposte
Il verdetto ha disposto risarcimenti danni in favore dell’Agenzia delle Entrate, costituitasi parte civile nel procedimento, per un valore complessivo superiore ai 9 milioni di euro. Due dei sei imputati riconosciuti colpevoli sono stati condannati a versare provvisionali immediatamente esecutive, rispettivamente pari a 4.835.537,15 e a 4.468.537,15 euro, mentre per un terzo imputato è stata disposta la confisca diretta e per equivalente del profitto derivante dai reati contestati.
Sul fronte assolutorio, due cittadini padovani sono stati prosciolti dalle accuse, mentre un terzo dovrà affrontare il processo con rito ordinario. Assolti anche altri coimputati provenienti da diverse province italiane, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato secondo la normativa vigente.
Il meccanismo della frode carosello
Le frodi carosello rappresentano uno schema fiscale illecito diffuso a livello internazionale, che sfrutta transazioni commerciali fittizie tra società interposte, le cosiddette cartiere, al fine di ottenere indebitamente crediti IVA e sottrarre risorse all’Erario attraverso operazioni soggettivamente inesistenti. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto un’intensificazione dei controlli sia da parte dell’Agenzia delle Entrate sia della Procura Europea, quest’ultima competente a intervenire quando le frodi coinvolgono interessi finanziari dell’Unione Europea.
Il caso conferma l’impegno della magistratura padovana nel contrasto ai grandi schemi di evasione fiscale, un fenomeno che sottrae risorse rilevanti alle casse pubbliche e che, per la sua natura transnazionale, richiede un coordinamento sempre più stretto tra autorità giudiziarie nazionali ed europee.





















