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FINE VITA, IL VENETO APPROVA LA LEGGE: 32 SÌ, 14 NO E 5 ASTENUTI A PALAZZO FERRO-FINI

2 Settembre 2026
in Cronaca, Politica, Sociale, Veneto

Dopo oltre dieci ore di discussione distribuite su due giornate, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare che disciplina le procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il voto, arrivato nel pomeriggio di oggi 2 settembre a Palazzo Ferro-Fini, si è chiuso con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, al termine di un dibattito che ha attraversato trasversalmente gli schieramenti politici e diviso al proprio interno più di un gruppo consiliare.

Cosa prevede la legge approvata dal Veneto

Il provvedimento, nato come proposta di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni, stabilisce in modo puntuale i criteri di accesso alla procedura e il percorso sanitario che l’amministrazione regionale dovrà garantire a chi ne fa richiesta, colmando un vuoto normativo che la Corte Costituzionale aveva più volte sollecitato il Parlamento a colmare, senza ottenere risposta a livello nazionale.

I requisiti per accedere alla procedura

Per accedere al percorso, il paziente deve essere pienamente capace di intendere e di volere, affetto da una patologia irreversibile che provochi sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili e dipendente da trattamenti di sostegno vitale. La legge prevede inoltre che l’atto conclusivo avvenga tramite autosomministrazione del farmaco letale da parte del malato, un passaggio che il testo individua come garanzia di piena autonomia decisionale del paziente fino all’ultimo istante.

Il percorso in aula: due giorni di dibattito

L’esame del provvedimento era iniziato il 1° settembre e si era interrotto nel tardo pomeriggio senza arrivare al voto finale, per poi riprendere la mattina successiva con la conclusione della discussione generale e l’esame degli emendamenti. Non è stato un percorso semplice: la stessa proposta era già stata portata in aula nella scorsa legislatura, il 16 gennaio 2024, quando era stata rinviata in commissione dopo il mancato via libera ai primi articoli, complice lo scarto di un solo voto. Questa volta il testo, modificato con numerosi emendamenti bipartisan che hanno tenuto conto dei rilievi della Consulta, ha invece raggiunto la maggioranza necessaria. Relatrice del provvedimento in aula è stata la presidente della Quinta commissione, Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta).

Il voto e gli schieramenti in Consiglio regionale

Il dato politico più significativo riguarda la trasversalità della maggioranza che ha sostenuto il testo: un’intesa tra la Lega di Alberto Stefani, presidente della Regione, e gran parte delle opposizioni di centrosinistra, tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra. Sul fronte opposto si sono schierati con nettezza Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale, mentre Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza ai propri consiglieri, con un orientamento prevalente verso l’astensione.

Il sì di Lega e centrosinistra

Tra i consiglieri della maggioranza regionale, Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica) ha commentato con soddisfazione l’esito del voto: «Il Consiglio regionale approva la legge. Una giornata importante, il Veneto ha dimostrato coraggio e responsabilità». Nel corso del dibattito lo stesso Morosin aveva già chiarito la propria posizione, spiegando che il proprio voto favorevole nasce da una riflessione che intreccia sensibilità personale e formazione giuridica, e sottolineando come «la dignità non viene dopo la libertà e non vale meno della libertà».

Dalle file del centrosinistra, Giovanni Manildo (Pd e Centrosinistra) ha rivendicato il peso determinante della propria area politica nell’approvazione: «Determinanti per l’approvazione della legge sia nei numeri che nel lavoro responsabile di confronto e definizione del testo. Storico passo in avanti per il Veneto». Manildo ha parlato apertamente di un «salto di civiltà per il Veneto», definendo il risultato un fatto politico di straordinaria importanza che porta l’impronta del Partito Democratico e dell’intero centrosinistra.

Sul fronte del Movimento 5 Stelle, il capogruppo Flavio Baldan ha espresso soddisfazione per «l’approvazione del progetto di legge che disciplina le modalità di accesso al trattamento di fine vita», pur segnalando l’incognita di un possibile ricorso da parte del Governo, come già accaduto per altri provvedimenti regionali analoghi.

Nell’area di maggioranza legata al presidente Stefani, Eleonora Mosco (Stefani Presidente) ha voluto sgombrare il campo da equivoci sulla reale portata del provvedimento, ricordando che la legge non introduce ex novo il suicidio medicalmente assistito: «Sostenere che questa legge introduca il suicidio medicalmente assistito è falso: in Veneto sono già state autorizzate tre richieste su trentuno dal 2019 ad oggi e, in due casi, il percorso è stato portato a compimento». Sulla stessa linea Matteo Pressi (Stefani Presidente), che ha parlato di «una legge profondamente diversa» rispetto al testo di partenza, frutto di «una scelta responsabile dopo un confronto serio».

Il no di Fratelli d’Italia e le critiche di Resistere Veneto

Sul fronte del no si è mosso con nettezza Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha rivendicato una contrarietà definita politica, culturale e di principio: «Contrari alla legge. Abbiamo difeso la vita e la libertà di coscienza. No alla politica dei buoni e dei cattivi». Per Fratelli d’Italia, davanti alla sofferenza e alla fragilità, la prima risposta delle istituzioni dovrebbe restare quella della cura e dell’assistenza, non dell’accesso alla procedura.

Critiche di segno diverso sono arrivate dal gruppo Szumski Resistere Veneto, con Riccardo Szumski e Davide Lovat, secondo cui il testo finale sarebbe stato profondamente snaturato dal lavoro emendativo: «Abbiamo votato a favore di quasi tutti gli emendamenti che hanno, nei fatti, completamente stravolto la proposta di legge sul suicidio assistito originariamente presentata dalla sinistra», affermano i due consiglieri, secondo cui «la destra ha messo nel sacco la sinistra» nella trattativa sul testo finale.

Posizione più articolata quella di Alberto Bozza (Forza Italia), che ha votato a favore degli emendamenti su cure palliative e libertà di azione dei medici, ma ha lasciato ai colleghi di gruppo libertà di voto sul provvedimento nel suo complesso, avvertendo che «la legge rischia di far passare un messaggio sbagliato» e che, a suo giudizio, «sarebbe bastato un atto amministrativo» per raggiungere lo stesso obiettivo.

Il Veneto quarta Regione in Italia, la prima di centrodestra

Con questa approvazione il Veneto diventa la quarta Regione italiana a dotarsi di una legge sul fine vita, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima amministrata da una maggioranza di centrodestra a compiere questo passo. Un elemento che rende il caso veneto particolarmente osservato a livello nazionale, tanto sul piano politico quanto su quello giuridico, in attesa di eventuali rilievi da parte del Governo, come già avvenuto per le leggi approvate dalle altre Regioni.

Soddisfazione istituzionale è stata espressa anche dal presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, che ha parlato di una risposta doverosa da parte delle istituzioni venete su un tema rimasto per anni privo di una disciplina certa a livello statale. Fuori da Palazzo Ferro-Fini, nei giorni della discussione, si erano tenute manifestazioni sia dei sostenitori sia degli oppositori del provvedimento, a conferma di quanto il tema resti divisivo nel sentire pubblico, pur avendo trovato in aula una maggioranza solida e trasversale.

Tags: cronacafine vitasalutesocialeveneto
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