Un percorso di radicalizzazione maturato prevalentemente attraverso il web, con la contemporanea esposizione a contenuti neonazisti, suprematisti, accelerazionisti e materiale di propaganda jihadista riconducibile all’Isis.
È quanto emerge da un’indagine della Digos di Monza e della Brianza, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano, che ha portato all’esecuzione della misura cautelare del collocamento in comunità nei confronti di un 16enne.
Il giovane è indagato, a vario titolo, per diverse ipotesi di reato, tra cui autoaddestramento con finalità di terrorismo, istigazione a delinquere e apologia del fascismo.
Nella cameretta simboli neonazisti e materiale estremista
Nel corso della perquisizione gli investigatori hanno rinvenuto nella cameretta del minorenne un coltello con fodero, un passamontagna, una fascia da braccio con una svastica e diversi vessilli caratterizzati da simbologia nazionalsocialista e suprematista.
Secondo quanto documentato dagli investigatori, il materiale rinvenuto si inserirebbe in un più ampio percorso di radicalizzazione sviluppatosi attraverso piattaforme telematiche e comunità digitali estremiste.
L’indagine avrebbe infatti evidenziato una sistematica attività di ricerca, consultazione e conservazione di contenuti riconducibili a differenti matrici dell’estremismo violento.
La radicalizzazione ibrida tra neonazismo e jihadismo
Uno degli aspetti maggiormente significativi dell’inchiesta riguarda quello che gli investigatori definiscono un fenomeno di “radicalizzazione ibrida”.
Il 16enne avrebbe infatti frequentato ambienti digitali nei quali contenuti propri dell’estremismo neonazista, suprematista bianco e accelerazionista risultavano affiancati e contaminati da elementi riconducibili alla propaganda e ai modelli operativi dell’estremismo jihadista.
Una sovrapposizione ideologica che, secondo quanto emerso dall’attività investigativa, non sarebbe rimasta confinata alla semplice consultazione di contenuti propagandistici.
Gli investigatori avrebbero infatti rilevato un progressivo interesse anche verso materiali di carattere tecnico e operativo riguardanti armi, esplosivi, sostanze incendiarie e modalità di realizzazione di azioni violente.
Gruppi e comunità estremiste frequentati online
Attraverso le piattaforme telematiche, il giovane avrebbe frequentato numerosi gruppi, canali e comunità digitali estremiste.
All’interno di questi ambienti circolavano, secondo la ricostruzione investigativa:
- propaganda neonazista e suprematista;
- materiale riconducibile all’Isis;
- rappresentazioni di violenza estrema;
- contenuti relativi alle armi;
- informazioni sulle modalità operative connesse al loro utilizzo;
- contenuti riguardanti autori di stragi;
- ricerche relative al reperimento di armi da fuoco e munizioni.
Il quadro delineato dalla Digos evidenzierebbe dunque un passaggio dalla semplice esposizione ideologica alla ricerca sempre più specifica di contenuti connessi alla violenza.
La perquisizione informatica
Particolarmente rilevante anche l’esito della perquisizione informatica, effettuata con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica (Cosc) di Milano.
Sul telefono cellulare e sul computer del minorenne sarebbero stati individuati numerosi documenti e manuali riconducibili a contenuti estremisti e violenti.
Tra i materiali acquisiti dagli investigatori figurano pubblicazioni riguardanti esplosivi, armi, azioni violente e tecniche finalizzate a ostacolare l’identificazione degli autori.
Per ragioni di sicurezza non è opportuno riprodurre o descrivere nel dettaglio le istruzioni tecniche contenute in tali documenti.
Un video animato con un attacco armato
L’indagine avrebbe inoltre documentato la realizzazione, da parte del 16enne, di un video animato raffigurante un’azione violenta.
Nella sequenza, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un soggetto armato faceva irruzione all’interno di una sede istituzionale estera e apriva il fuoco contro le persone presenti.
Il contenuto si inserirebbe nel quadro complessivo degli elementi raccolti durante l’attività investigativa.
Le ricerche per eludere i controlli
Tra gli elementi acquisiti figurano anche ricerche e materiali relativi a modalità per eludere controlli e sistemi di videosorveglianza, occultare tracce e rendere più difficoltosa l’identificazione dell’autore di eventuali condotte.
Gli investigatori hanno inoltre rilevato l’utilizzo di strumenti finalizzati a rendere meno immediatamente individuabili le comunicazioni online, tra cui una VPN.
Anche questi elementi, valutati complessivamente con gli altri risultati dell’indagine, avrebbero contribuito a delineare il quadro investigativo alla base della misura cautelare.
L’indagine della Digos di Monza e Brianza L’inchiesta, diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano, ha quindi ricostruito un percorso caratterizzato da una progressiva radicalizzazione digitale.




















