La telefonata e la finta emergenza sanitaria
Una tecnica tanto semplice quanto spietata, purtroppo già vista in altri episodi di cronaca: una telefonata improvvisa, una voce con accento campano che si spaccia per medico dell’ospedale di Montegrotto e una notizia costruita ad arte per generare panico immediato. È così che, nel tardo pomeriggio del 28 agosto, una donna di 85 anni residente a Rovigo è stata convinta di trovarsi di fronte a un’emergenza di vita o di morte per il proprio figlio.
Il finto sanitario le avrebbe raccontato che il figlio era in fin di vita e necessitava con urgenza di un farmaco speciale dal costo di circa 40mila euro. Tenuta costantemente al telefono per impedirle di chiedere aiuto o verificare la notizia, la vittima, terrorizzata e senza contanti disponibili in casa, ha raccolto tutti i gioielli in suo possesso in due sacchetti scuri, consegnandoli poco dopo a un uomo presentatosi come collaboratore inviato dal medico.
L’arresto in flagranza alla stazione di Padova
La svolta è arrivata a distanza di poche ore, grazie al lavoro degli agenti in borghese della Squadra Mobile della Questura di Padova, impegnati in un servizio mirato di prevenzione contro furti e truffe ai danni degli anziani proprio all’interno della stazione ferroviaria del capoluogo. Il fare nervoso e guardingo di un ventenne di nazionalità polacca, incensurato, intento ad acquistare un biglietto per lasciare rapidamente la città, ha insospettito gli investigatori.
Nel suo zaino sono state trovate due borsette contenenti gioielli e bigiotteria di cui il giovane non ha saputo fornire alcuna spiegazione plausibile. Incrociando la refurtiva con le segnalazioni al 112 delle ore precedenti e analizzando le immagini delle telecamere cittadine, gli agenti hanno ricostruito con precisione i movimenti del complice, arrivando a collegarlo in tempi rapidi alla truffa consumata poco prima a Rovigo.
Il ruolo della Squadra Mobile e le indagini in corso
Il ventenne è stato arrestato in flagranza per truffa in concorso e condotto alla Casa circondariale Due Palazzi di Padova, a disposizione della Procura della Repubblica. I gioielli, dal valore complessivo stimato in oltre 15mila euro, sono stati recuperati integralmente e restituiti alla vittima.
Restano ora da individuare gli altri complici della banda, a partire dal cosiddetto “centralinista”, ovvero l’uomo che ha condotto la telefonata iniziale mantenendo la vittima al telefono durante tutta la messinscena. Un’indagine che si inserisce in un fenomeno più ampio di raggiri ai danni degli anziani, costantemente monitorato dalle forze dell’ordine sul territorio veneto.




















