Al termine dell’Angelus domenicale in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha rinnovato con toni accorati il proprio appello per la pace in Ucraina e Russia, chiedendo a entrambe le parti di fermare gli attacchi contro obiettivi civili e di lasciare spazio alla diplomazia e al dialogo come unica via per porre fine al conflitto in corso.
Le parole del Pontefice
Continuano a giungere notizie dolorose di persone innocenti uccise e ferite in Ucraina e in Russia, ha dichiarato il Papa, sottolineando come i tragici episodi si susseguano e si moltiplichino, provocando sempre più vittime civili, tra cui anche bambini. Di fronte a tanto dolore, ha aggiunto, rinnovo un accorato appello affinché si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le parti gli attacchi che coinvolgono obiettivi civili.
Il monito sulla spirale di violenza
Il Pontefice ha ricordato come la guerra non faccia che generare altra guerra, provocando enormi sofferenze, ed è tempo, ha affermato, di fermare la spirale di violenza e dare spazio alle diplomazie e al dialogo per aprire la strada alla pace. Secondo la Missione di Monitoraggio delle Nazioni Unite, da giugno a oggi si contano oltre trecento persone innocenti uccise o ferite nel conflitto tra i due Paesi.
L’attenzione anche al Sudan
Nel corso dello stesso intervento, il Papa ha rivolto un pensiero anche alla tragica situazione del Sudan, esprimendo la propria vicinanza spirituale a tutti i cittadini della nazione africana e lanciando un appello alle autorità affinché vengano garantiti corridoi umanitari per la popolazione civile. Alla comunità internazionale, Leone XIV ha chiesto di sostenere con determinazione un immediato cessate il fuoco.
Il contesto del riarmo europeo
L’appello pontificio arriva in un momento in cui diversi Paesi europei, Italia compresa, stanno incrementando in modo significativo la spesa destinata alla difesa e agli armamenti, in linea con gli impegni assunti in sede Nato. Un contesto che rende ancora più significativo l’invito del Papa a privilegiare la via diplomatica rispetto a quella militare per la risoluzione dei conflitti internazionali in corso.




















