Il governo si appresta a prorogare fino al 30 giugno 2027 la possibilità per le aziende sanitarie di ricorrere ai cosiddetti medici gettonisti nei reparti di pronto soccorso. La misura, contenuta nell’articolo 4 della bozza di decreto legge esaminata dal Consiglio dei ministri, arriva dopo la scadenza, il 31 luglio scorso, della precedente deroga concessa ai reparti in maggiore difficoltà.
Cosa prevede la bozza di decreto
Il testo stabilisce che le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale potranno affidare a terzi, per periodi non superiori a dodici mesi e con possibilità di proroga entro il termine del 30 giugno 2027, i servizi di emergenza-urgenza, nel rispetto delle condizioni e delle linee guida stabilite con apposito decreto del ministro della Salute. Si tratta di un’estensione temporale rispetto al regime ordinario, che dal 31 luglio 2025 prevede lo stop definitivo al reclutamento di personale sanitario tramite cooperative esterne.
Chi sono i medici gettonisti
Con il termine gettonisti si indicano i liberi professionisti esterni al Servizio sanitario nazionale, ingaggiati a turno tramite cooperative per coprire le carenze di organico nei reparti pubblici più sotto pressione, in particolare proprio i pronto soccorso. Un fenomeno cresciuto negli ultimi anni parallelamente alla difficoltà di attrarre nuovi medici specialisti nell’area dell’emergenza-urgenza, tra turni gravosi, carichi di lavoro elevati e rischio di aggressioni.
Le posizioni in campo
La richiesta di una nuova proroga sarebbe arrivata soprattutto dalle Regioni maggiormente in difficoltà per la carenza di personale medico stabile. Diversa la posizione storicamente espressa dal ministro della Salute, che in più occasioni si è detto contrario al ricorso strutturale ai gettonisti, ritenendolo una soluzione emergenziale da superare attraverso il rafforzamento degli organici e una maggiore attrattività dei contratti per i medici di pronto soccorso.
Il contesto della riforma sanitaria
La misura si inserisce in un più ampio percorso di riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale avviato dal governo, che punta a ridisegnare l’architettura ospedale-territorio, introducendo nuove categorie di strutture come gli ospedali di terzo livello e quelli elettivi privi di pronto soccorso, chiamati a operare in rete con le strutture per l’emergenza-urgenza. Un disegno complessivo che dovrà fare i conti, nell’immediato, con la necessità di garantire la copertura dei turni negli ospedali già in sofferenza di organico.






















