“Dovere dello Stato è curare”: si riassume in queste poche parole la lettera inviata oggi – lunedì 3 agosto – dal senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo al presidente del Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia sul tema del fine vita e del suicidio assistito.
Argomenti, questi, che vanno oltre le posizioni politiche: “Le questioni etiche trascendono i credi politici”, evidenzia De Carlo “nascono dalla consapevolezza interiore di ciascuno di noi e, pertanto, credo che una materia simile debba esser discussa abbandonando qualsiasi personalismo, ma semplicemente affrontata con grande spirito di comprensione e forte empatia verso chi soffre, verso quelle famiglie che – pervase dal dolore – ogni giorno si chiedono quale sia la strada giusta da percorrere”.
De Carlo rivendica quindi la responsabilità della politica in temi così delicati e personali: “Come sostenuto in passato da me e dai colleghi di Fratelli d’Italia, la politica in questo caso ha davvero il dovere di non limitarsi a rincorrere l’emergenza normativa, ma piuttosto il compito di approfondire e interrogarsi sul valore più profondo della vita umana. Ogni scelta legislativa in questo ambito è destinata a incidere sul rapporto tra lo Stato, la medicina e la dignità della persona, e richiede quindi una responsabilità oltre le appartenenze politiche. Vi sono diritti come quello all’assistenza, alla cura, alla vicinanza della comunità che ci ricordano l’importanza di accompagnare il paziente “nel morire”. È qui che lo Stato può dimostrare la propria forza: investendo nelle cure palliative, nella terapia del dolore, nell’assistenza domiciliare, negli hospice e nel sostegno alle famiglie che affrontano il peso della malattia. In questo tempo si ha talvolta la sensazione che viga un rifiuto collettivo delle nostre fragilità, che la nostra società sia terrorizzata dalla sofferenza e dal dolore. Non vorrei che tale tendenza aprisse la strada a quella cultura dello scarto, quell’idea che considera il più debole, il sofferente, il malato un peso di cui liberarsi più che una vita dal valore unico da trattare con cura”.
Responsabilità politica non vuol quindi dire esimersi dall’affrontare temi etici: “Il Parlamento è certamente chiamato a confrontarsi con le pronunce della Corte costituzionale e con il quadro giuridico esistente, ma ciò non significa rinunciare a un dibattito serio sulle implicazioni etiche e sociali delle scelte che saremo chiamati a compiere. Ci tengo a sottolineare l’importanza di procedere unitariamente con una legge nazionale, incentrata sulle cure palliative, che uniformi la disciplina su tutto il territorio italiano e che non dia spazio ad interpretazioni e parcellizzazioni regionali che non fanno altro che confondere e illudere famiglie già sufficientemente provate; solo così potremo trovare un equilibrio che tenga insieme il rispetto della dignità della persona e la tutela del valore della vita, in uno Stato che si è sempre contraddistinto per essere dalla parte della vita e mai della morte”
In chiusura, De Carlo ribadisce la sua posizione, sottolineando nuovamente il ruolo dello Stato e delle cure palliative: “Il suicidio, anche quello medicalmente assistito, non può esser raccontato come una vittoria perché resta pur sempre un profondo fallimento sociale. Dovere dello Stato è curare, alleviando fin dove possibile la sofferenza, non il sofferente”.






















