La terza ondata di calore volge al termine
Dopo settimane segnate da temperature roventi e notti tropicali praticamente su tutto il territorio nazionale, l’Italia si avvia verso un graduale sollievo climatico. La terza ondata di calore dell’estate 2026, che nei giorni scorsi aveva portato fino a diciotto città contemporaneamente contrassegnate dal massimo livello di allerta, sta progressivamente esaurendo la propria spinta, complice l’ingresso di correnti più fresche provenienti dai quadranti settentrionali.
Il bollettino diffuso dal Ministero della Salute per la giornata di mercoledì 22 luglio conferma questa tendenza, con un deciso ridimensionamento del numero di città interessate dal bollino rosso, il livello di allerta più elevato riservato alle situazioni di emergenza climatica con possibili effetti negativi sulla salute delle fasce più fragili della popolazione, come anziani, bambini piccoli e persone affette da patologie croniche.
Le città ancora in allerta massima
Nonostante il progressivo miglioramento, permangono alcune aree del Paese, in particolare al Sud e nelle Isole, dove il caldo intenso continuerà a farsi sentire ancora per qualche giorno. Le città che mercoledì mantengono il bollino rosso comprendono diversi capoluoghi del Meridione e delle Isole, tra cui centri della Sicilia, della Calabria, della Sardegna e la Capitale, dove le temperature percepite restano su livelli critici anche nelle ore serali.
Il quadro è destinato a cambiare rapidamente nelle prossime quarantotto ore: secondo le proiezioni degli esperti, già a partire da giovedì 23 luglio la mappa del rischio si ridurrà drasticamente, con la stragrande maggioranza dei capoluoghi monitorati che dovrebbe tornare al livello 0, corrispondente al bollino verde, sintomo di un’attenuazione generalizzata dello stress termico su gran parte del territorio nazionale.
Un’estate caratterizzata da eventi climatici estremi
Il susseguirsi di ondate di calore sempre più intense e ravvicinate nel tempo si inserisce in un contesto più ampio di cambiamento climatico che gli osservatori internazionali monitorano con crescente attenzione. Dati diffusi nelle scorse settimane dal servizio Copernicus per il monitoraggio del clima avevano già evidenziato come il mese di giugno 2026 sia stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale, un dato che aiuta a comprendere perché le ondate di calore tendano oggi ad arrivare prima, a durare più a lungo e a inserirsi in stagioni già di per sé anomale sul piano termico.
Le aree urbane, in particolare, continuano a soffrire più delle altre per effetto della cosiddetta isola di calore, il fenomeno per cui il cemento e l’asfalto trattengono l’energia termica accumulata durante il giorno anche nelle ore notturne, impedendo un reale raffreddamento degli ambienti cittadini e aggravando gli effetti sulla salute pubblica, in particolare per le categorie più vulnerabili.
Le raccomandazioni per i giorni ancora a rischio
In attesa del pieno rientro dell’ondata di calore, le autorità sanitarie continuano a raccomandare la consueta prudenza nelle città ancora interessate dal massimo livello di allerta: evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, mantenere un’adeguata idratazione, prediligere un’alimentazione leggera e verificare periodicamente le condizioni delle persone anziane o non autosufficienti, spesso più esposte ai rischi legati alle temperature estreme.






















