Il calcio italiano volta pagina. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), eletto al primo scrutinio con il 68,58% delle preferenze durante l’Assemblea Elettiva tenutasi al Rome Cavalieri A Waldorf Astoria di Roma.
L’ex presidente del CONI ha ottenuto 343,084 voti, superando nettamente il suo sfidante Giancarlo Abete, fermo al 29,17% con 145,936 voti. Le schede bianche hanno rappresentato il 2,25% del totale.
Con questa elezione si chiude ufficialmente l’era di Gabriele Gravina, alla guida della FIGC negli ultimi otto anni, e si apre una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ad affrontare sfide cruciali sul piano sportivo, economico e organizzativo.
Malagò eletto presidente FIGC: «Con voi posso fare tutto»
L’elezione di Malagò è arrivata al termine di un’assemblea particolarmente partecipata, con 266 delegati presenti chiamati a scegliere il futuro della Federazione.
Subito dopo la proclamazione, il neo presidente ha lanciato un messaggio di unità rivolto a tutte le componenti del movimento calcistico: «Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto».
Parole che sintetizzano la filosofia con cui l’ex numero uno del CONI intende affrontare il nuovo incarico, puntando sulla collaborazione tra leghe, società, calciatori, allenatori e istituzioni.
Il saluto di Gravina: «Serve una riforma coraggiosa del sistema»
Otto anni tra successi e criticità – Tra i momenti più significativi dell’assemblea, il commiato di Gabriele Gravina, accolto da una standing ovation al termine del suo intervento.
L’ormai ex presidente ha spiegato le ragioni della sua decisione di lasciare la guida federale: «Ho deciso di restituire il mandato perché il livello di personalizzazione aveva attinto sempre più da vicino il nostro sistema».
Gravina ha rivendicato i risultati ottenuti durante il suo mandato, ricordando la vittoria dell’Italia a EURO 2021, i successi delle Nazionali giovanili Under 17 e Under 19 e il ritrovato peso internazionale della FIGC nelle sedi UEFA.
Non sono mancate, tuttavia, le autocritiche sulle mancate qualificazioni ai Mondiali e sul ritardo nell’attuazione delle riforme strutturali necessarie per il rilancio del movimento.
Le riforme ancora da realizzare
Nel suo intervento, Gravina ha indicato le priorità che il calcio italiano dovrà affrontare nei prossimi anni:
- Riforma dei campionati;
- Investimenti nei settori giovanili;
- Rafforzamento delle infrastrutture sportive;
- Maggiore collaborazione con la politica;
- Centralità dell’interesse collettivo rispetto alle logiche di parte.
Secondo Gravina, il futuro del calcio italiano dipenderà dalla capacità di affrontare una crisi che considera non solo economica ma soprattutto culturale.
Il programma di Malagò: vivai, infrastrutture e sostenibilità
«Sono figlio della FIGC» – Nel discorso che ha preceduto il voto, Malagò ha ripercorso la propria esperienza nel mondo dello sport italiano, respingendo l’etichetta di figura esterna al sistema calcistico.
«Ho sentito dire che è stato chiamato un Papa straniero, ma io mi sento uno di voi. Sono figlio della FIGC».
Il nuovo presidente ha ricordato i risultati ottenuti alla guida del CONI, dalle Olimpiadi record per medaglie conquistate fino all’organizzazione di Milano-Cortina 2026, considerata un modello di riferimento a livello internazionale.
Le priorità della nuova presidenza – Tra gli obiettivi strategici annunciati da Malagò figurano:
Valorizzazione dei giovani talenti – Uno dei pilastri del programma riguarda il rafforzamento dei vivai e la crescita del calcio giovanile italiano, considerato fondamentale per tornare competitivi ai massimi livelli internazionali.
Infrastrutture moderne – Malagò ha sottolineato l’urgenza di investire nella riqualificazione degli stadi e degli impianti sportivi, tema da anni al centro del dibattito calcistico nazionale.
Una FIGC più autorevole – Secondo il neo presidente, la Federazione deve tornare a essere una guida per l’intero sistema: «La Federcalcio non deve soltanto amministrare, deve essere una fonte di ispirazione».
Abete: «Il confronto deve venire prima dei nomi»
Anche Giancarlo Abete, sconfitto nella corsa alla presidenza, ha voluto lanciare un messaggio al movimento calcistico.
L’ex presidente federale ha criticato il percorso che ha portato all’assemblea elettiva, sostenendo che sarebbe stato opportuno discutere prima le riforme e solo successivamente individuare i candidati alla guida della Federazione.
Abete ha inoltre evidenziato la necessità di migliorare il rapporto tra calcio e politica, favorendo il finanziamento di progetti strategici come la cosiddetta “Riforma Zola”, destinata a sostenere lo sviluppo dei giovani.
Il nuovo Consiglio Federale della FIGC
Contestualmente all’elezione del presidente, l’Assemblea ha rinnovato anche il Consiglio Federale.
Gli eletti per la Serie A
- Giorgio Chiellini
- Giuseppe Marotta
- Stefano Campoccia
Gli eletti per le altre componenti
- Antonio Gozzi (Serie B)
- Giulio Gallazzi (Lega Pro)
Lega Nazionale Dilettanti
- Ilaria Bazzerla
- Giacomo Fantazzini
- Daniele Ortolano
- Sergio Pedrazzini
- Giuliana Tambaro
Rappresentanti degli atleti
- Valerio Bernardi
- Davide Biondini
- Umberto Calcagno
- Sara Gama
Rappresentanti dei tecnici
- Giancarlo Camolese
- Silvia Città
Entrano di diritto nel Consiglio anche i presidenti delle Leghe professionistiche.
Una nuova fase per il calcio italiano
L’elezione di Giovanni Malagò segna uno dei passaggi più importanti degli ultimi anni per il calcio italiano. Le aspettative sono elevate: il nuovo presidente eredita una Federazione chiamata a modernizzare le proprie strutture, rafforzare la competitività internazionale e riportare il sistema calcistico nazionale verso una crescita sostenibile.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere quali saranno i primi interventi concreti della nuova governance federale e come verranno affrontate le grandi questioni aperte del calcio italiano.























