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PADOVA CANDIDATA A CAPITALE ITALIANA DELL’ARTE CONTEMPORANEA 2028

17 Giugno 2026
in Arte, Cronaca, Padova

La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Il riconoscimento, istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, rappresenta una delle iniziative di eccellenza nell’ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal MiC. La prima città a essersi vista riconoscere il titolo è stata Gibellina, in carica quest’anno, mentre per il 2027 la città designata è Alba.

La candidatura di Padova, presentata formalmente dall’Amministrazione Comunale secondo quanto previsto dal bando ministeriale, nasce da un ampio percorso partecipato che ha coinvolto istituzioni, organizzazioni, comunità, cittadini, professionisti e numerose realtà del territorio. Un progetto condiviso che riconosce nell’arte contemporanea uno strumento di conoscenza, confronto e costruzione del futuro.

Alla regia del Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto, si affiancano la collaborazione strategica dell’Università di Padova, della Diocesi di Padova e delle tre fondazioni private operanti in città – Fondazione Alberto Peruzzo, Fondazione Chiara e Francesco Carraro e Fondazione Bano – e il coinvolgimento di numerose realtà del terzo settore, associazioni, cooperative.

Un ruolo particolarmente rilevante è inoltre svolto dalle organizzazioni del mondo economico, produttivo e turistico padovano.

Il titolo della candidatura è Ancora imparo. Esercizi di dissidenza.

Padova Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 nasce dall’idea che la città possieda, nella propria storia, un’identità naturalmente contemporanea: una vocazione alla libertà di pensiero, alla sperimentazione, alla messa in discussione dei paradigmi consolidati e alla ricerca scientifica e artistica come strumenti di innovazione e trasformazione civile.

La candidatura intende valorizzare Padova non soltanto come città d’arte, universitaria e scientifica, ma anche come laboratorio interdisciplinare europeo nel quale arte contemporanea, ricerca, innovazione, formazione e spazio pubblico possano dialogare per generare nuove forme di conoscenza, partecipazione e sviluppo.

Tra gli obiettivi strategici della candidatura figurano la rigenerazione e l’attivazione di nuovi spazi per il contemporaneo, l’ampliamento dell’accesso alla cultura, il coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso programmi educativi, di formazione, ricerca e produzione culturale, il rafforzamento delle reti tra istituzioni pubbliche e private, la cooperazione internazionale e la costruzione di un’eredità culturale stabile e misurabile nel tempo.

In questa prospettiva la candidatura assume l’arte contemporanea non come settore specialistico, ma come strumento capace di mettere in relazione saperi, comunità, luoghi e processi di trasformazione urbana, sociale e culturale.

La struttura della candidatura e del programma nasce da un’approfondita analisi della città contemporanea: dei cambiamenti in atto, delle infrastrutture culturali in corso di realizzazione, delle energie creative già presenti, della distribuzione demografica dei quartieri, delle reti sociali e associative e delle dinamiche di sviluppo che stanno ridefinendo la geografia urbana di Padova.

Il 2028 non rappresenta un punto di partenza, ma il momento in cui processi già in essere potranno trovare una sintesi e una nuova capacità di sviluppo. La candidatura intercetta infatti una fase particolarmente significativa per la città, caratterizzata dall’attivazione di nuovi spazi culturali, dalla crescita di progettualità diffuse e dalla progressiva ridefinizione del rapporto tra centro storico e quartieri.

Padova 2028 intende infatti riconoscere, valorizzare e mettere in relazione risorse, competenze, progettualità e infrastrutture che la città ha già sviluppato negli ultimi anni, trasformandole in una piattaforma condivisa di crescita culturale, ricerca e innovazione.

Particolare attenzione è stata dedicata all’individuazione di nuove centralità urbane e culturali, in una prospettiva policentrica che identifica il valore strategico di quartieri ad alta densità e ricchezza sociale e culturale, come l’Arcella, insieme ad altri contesti della città chiamati a svolgere un ruolo sempre più rilevante nei processi di produzione culturale, partecipazione e trasformazione.

Il progetto prende avvio dalla lunga tradizione patavina di libertà di pensiero. Qui, nel 1222, un gruppo di docenti e studenti fondò l’Università perché Padova garantiva la libertà di studio e di ricerca. Nel corso dei secoli, la città e il suo Ateneo hanno dato voce a personalità molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di innovare e di mettere in discussione le conoscenze del proprio tempo: da Pietro d’Abano a Galileo Galilei, da Andrea Vesalio a Elena Cornaro Piscopia, da Giotto a Mantegna, fino al Gruppo N e a Maurizio Cattelan, oggi componente della Direzione Artistica del progetto.

A partire da queste figure e da queste storie, la candidatura propone Padova come città della dissidenza creativa: una città capace di produrre nuovi linguaggi, mettere in discussione le forme consolidate della conoscenza e trasformare il confronto tra saperi diversi in una risorsa per il futuro.

“Anchora inparo” è la celebre espressione attribuita a Michelangelo, ripresa da Goya e successivamente scelta da Gio Ponti per la Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell’Università di Padova. Il significato della frase è semplice e profondo: rimanere aperti all’ascolto, allo studio e alla possibilità di continuare a imparare. È proprio questa attitudine che Padova intende riaffermare attraverso la propria candidatura.

La Direzione Artistica e il Comitato Scientifico

Dopo molti anni trascorsi lontano dalla città in cui è nato, Maurizio Cattelan torna a confrontarsi direttamente con Padova attraverso questo progetto. La sua carriera si è sviluppata prevalentemente altrove – tra Bologna nei primi anni Novanta, poi Milano, New York e i principali contesti internazionali dell’arte contemporanea – ma negli ultimi tempi l’artista ha riscoperto una città profondamente cambiata, attraversata da nuove energie culturali, sociali e progettuali. La capacità di innovazione, di pensiero libero e di sperimentazione che caratterizza Padova non rappresenta soltanto uno dei temi della candidatura, ma anche una delle ragioni che hanno motivato il suo coinvolgimento nella costruzione del progetto.

La Direzione Artistica di Padova 2028 raccorda tre figure che hanno già collaborato in diverse occasioni e che, pur provenendo da esperienze differenti, condividono un’attenzione comune per la ricerca, la sperimentazione e la capacità dell’arte di attivare nuove forme di relazione tra persone, luoghi e saperi.

A guidare il progetto saranno Maurizio Cattelan, artista padovano riconosciuto a livello globale per una ricerca fondata sulla messa in discussione dei codici, delle gerarchie e delle narrazioni consolidate; Marta Papini, curatrice che ha sviluppato una pratica profondamente radicata nei territori e nelle comunità, con particolare attenzione all’arte pubblica, ai processi partecipativi e agli spazi non convenzionali; Myriam Ben Salah, curatrice franco-tunisina e direttrice della Renaissance Society di Chicago – storica istituzione universitaria dedicata alla sperimentazione artistica e alla ricerca contemporanea – e attualmente curatrice del Padiglione francese alla Biennale Arte 2026.

A supporto della Direzione Artistica opera, inoltre, un Comitato Scientifico composto da figure di primo piano del panorama culturale e accademico internazionale: Cecilia Alemani, curatrice e già direttrice artistica della Biennale Arte di Venezia 2022; il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede; Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova; e Renzo Piano, architetto e senatore a vita.

La presenza del Comitato Scientifico rafforza uno dei tratti distintivi della candidatura: la costruzione di un dialogo permanente tra arte contemporanea, ricerca scientifica, architettura e urbanistica, educazione, spiritualità, innovazione e spazio pubblico.

Le linee guida del progetto nel dossier di candidatura

Ancora imparo. Esercizi di dissidenza immagina Padova come un grande laboratorio urbano, ma non come un progetto che si sovrappone alla città dall’esterno. La candidatura nasce infatti dall’ascolto delle sue comunità, dalla valorizzazione delle sue risorse culturali, dalla lettura delle sue trasformazioni urbane e sociali e dal riconoscimento delle energie creative che già oggi la attraversano.

Il programma non atterra sulla città come un dispositivo estraneo, ma nasce dal suo humus culturale e civile. Si sviluppa a partire dalla storia di Padova, dalle sue istituzioni, dai suoi luoghi, dalle sue comunità e dalle sue capacità di innovazione, mettendole in relazione con le grandi questioni del presente.

In questa prospettiva, Padova 2028 immagina la città come un laboratorio nel quale arte contemporanea, ricerca, formazione e partecipazione possano dialogare in modo continuativo.

Mostre, commissioni pubbliche, residenze artistiche, programmi educativi, conferenze, produzioni editoriali e attività di ricerca saranno parte di un disegno unitario volto a rafforzare il ruolo della città come piattaforma di produzione culturale e sperimentazione contemporanea, capace di generare effetti duraturi oltre il 2028 attraverso la realizzazione di nuove opere, produzioni e progetti destinati a incrementare il patrimonio culturale pubblico della città.

Il progetto coinvolge l’intero corpo cittadino, rafforzando reti già esistenti e favorendo nuove forme di collaborazione. Da un lato propone una visione culturale affidata alla Direzione Artistica e sviluppata attraverso progetti originali, mostre, residenze e programmi di ricerca; dall’altro assume una funzione di coordinamento e valorizzazione delle numerose iniziative promosse da fondazioni, Università, associazioni, spazi indipendenti e operatori culturali attivi sul territorio.

In questa prospettiva, Padova 2028 intende mettere in relazione il patrimonio di competenze, esperienze e progettualità già presenti in città con reti culturali, artistiche e di ricerca nazionali e internazionali, trasformando la candidatura in un’occasione di crescita condivisa e di apertura verso nuovi contesti di confronto.

La candidatura si propone inoltre di rafforzare il posizionamento internazionale di Padova attraverso nuove reti di collaborazione con istituzioni culturali, università, artisti e organizzazioni provenienti da contesti internazionali.

Più che un singolo programma di eventi, Padova 2028 si propone dunque come una piattaforma culturale urbana capace di mettere in relazione istituzioni, quartieri, università, fondazioni, imprese culturali, comunità e cittadini all’interno di una visione condivisa, destinata a produrre effetti duraturi ben oltre l’anno della Capitale.

La candidatura si innesta inoltre su un importante programma di recupero e rifunzionalizzazione di spazi culturali distribuiti tra centro storico e quartieri, che entro il 2028 metterà a disposizione della città oltre 20.000 metri quadrati di nuove infrastrutture dedicate alla cultura, all’arte contemporanea, alla formazione e alla partecipazione. Questa rete di luoghi contribuirà a costruire una geografia diffusa del contemporaneo, mettendo in relazione patrimonio storico, spazi culturali, luoghi della formazione e aree interessate da processi di rigenerazione urbana. Ne fanno parte, tra gli altri, il Palazzo della Ragione, l’Orto Botanico, il Castello Carrarese, il Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella e l’ex Cinema Altino nel centro storico; il San Carlo Center DU30, il Palazzo Configliachi e il Laboratorio di Quartiere all’Arcella; Villa Breda a Ponte di Brenta e numerosi altri luoghi della città, chiamati a comporre una rete capace di connettere centro e periferie, memoria e contemporaneità.

Il percorso del dossier di candidatura

La candidatura di Padova è stata consegnata al Ministero della Cultura il 15 giugno 2026. Sarà ora valutata, insieme alle altre proposte presentate, dalla commissione nominata dal Ministero, che individuerà nei prossimi mesi le candidature finaliste e successivamente la città vincitrice del titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

Il percorso di selezione proseguirà quindi attraverso le successive fasi previste dal bando ministeriale, che porteranno all’individuazione della città chiamata a rappresentare nel 2028 uno dei principali progetti nazionali dedicati all’arte contemporanea.

Tags: artecronacaculturapadova
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