Raid congiunti e svolta storica a Teheran
Medio Oriente sull’orlo di un conflitto su vasta scala. Israele e Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare definita “preventiva” contro obiettivi strategici in Iran. Nei raid sarebbe stato ucciso l’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema della Repubblica islamica dal 1989.
Fonti della sicurezza israeliana parlano di “eliminazione confermata”, mentre immagini del corpo sarebbero state mostrate al premier Benjamin Netanyahu. Da Teheran non arrivano conferme ufficiali, ma media indipendenti riferiscono di reazioni contrastanti nella capitale iraniana.
L’operazione arriva dopo settimane di tensioni crescenti tra Washington e Teheran, con il presidente americano Donald Trump che aveva più volte evocato un’azione militare legata al programma nucleare iraniano e alla repressione delle proteste interne.
Missili su Israele e sui Paesi del Golfo
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha lanciato missili contro Israele e contro diversi Paesi del Golfo: Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.
Forti esplosioni sono state registrate a Dubai, dove sarebbe stato colpito il quartiere residenziale di Palm Island. In città si trova anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, rimasto bloccato insieme alla famiglia a causa della chiusura dello spazio aereo e delle misure di sicurezza straordinarie.
Secondo le prime stime, i raid avrebbero provocato oltre 200 vittime, mentre lo stretto di Hormuz – snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale – risulta chiuso, con ripercussioni immediate sui mercati energetici.
Stretto di Hormuz chiuso: rischio shock petrolifero
La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più critici dell’attuale crisi. Attraverso questo corridoio marittimo transita una quota significativa del petrolio mondiale. Il blocco potrebbe generare aumento immediato del prezzo del greggio, tensioni sui mercati finanziari, rischi per l’approvvigionamento energetico globale e nuove pressioni inflazionistiche.
Gli analisti parlano di una delle fasi più delicate degli ultimi decenni per la stabilità regionale.
Medio Oriente in fiamme: escalation imprevedibile
Le operazioni militari e la morte della Guida suprema iraniana segnano un punto di non ritorno nei rapporti tra Iran, Israele e Stati Uniti. La risposta di Teheran e l’eventuale coinvolgimento di altri attori regionali potrebbero trasformare l’attuale crisi in un conflitto generalizzato.
La comunità internazionale segue con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. Le prossime ore saranno decisive per capire se si aprirà uno spazio diplomatico o se la regione entrerà in una nuova fase di guerra aperta.























